Rete Voltaire

Lo «scudo» per la nuova guerra fredda

| Roma (Italia)
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Visita lampo del vicepresidente Usa Joe Biden in Polonia ed Estonia, per assicurare che, di fronte alla «sfrontata incursione militare russa» in Ucraina – paese deciso a costruire «un governo al servizio del popolo» (garantito dai neonazisti [1] an-dati al potere con il golpe della nuova Gladio [2]) – gli Stati uniti ribadiscono il loro incrollabile impegno ad attenersi all’art. 5 del Trattato nord-atlantico per la «difesa collettiva». Poiché l’Ucraina è oggi di fatto ma non ufficialmente membro della Nato, c’è sempre il «non-articolo 5», che impegna i paesi membri a «condurre operazioni di risposta alle crisi non pre-viste dall’art. 5». Varato con il contributo del governo D’Alema durante la guerra Nato contro la Iugoslavia nel 1999, e applicato anche alle guerre in Afghanistan, Libia e Siria.

Perché «la Nato emerga da questa crisi più forte e unita che mai», gli Stati uniti ribadiscono il loro impegno per la «difesa missilistica» dell’Europa. Collegando la «difesa missilistica» alla crisi ucraina, Joe Biden scopre però le carte. A Washington avevano sempre insistito che lo «scudo» Usa in Europa non è diretto contro la Russia, ma contro la minaccia dei missili iraniani. A Mosca lo hanno sempre considerato, invece, un tentativo di acquisire un decisivo vantaggio strategico sulla Russia: gli Usa potrebbero tenerla sotto la minaccia di un first strike nucleare, fidando sulla capacità dello «scudo» di neutralizzare gli effetti della rappresaglia [3]. Il nuovo piano varato dal presidente Obama prevede, rispetto al precedente, un numero maggiore di missili dislocati a ridosso del territorio russo. Poiché sono gli Usa a controllarli, nessuno può sapere se sono intercettori o missili nucleari.

Rifiutata la proposta di cogestire insieme alla Russia il radar di Qabala nell’Azerbaigian, gli Stati uniti hanno iniziato la costruzione in Polonia del sito in cui saranno installati 24 missili SM-3 del sistema Aegis. Per di più il governo polacco si è impegnato a spendere oltre 30 miliardi di euro per realizzare (con tecnologie statunitensi) un proprio «scudo» da integrare in quello Usa/Nato. Per questo Joe Biden loda la Polonia per essersi assunta «una parte dell’onere finanziario, cosa che tutti gli alleati Nato dovrebbero fare» (l’Italia è avvisata). Un altro sito per 24 missili SM-3, in costruzione nella base aerea Deveselu in Romania, diverrà operativo nel 2015 e sarà gestito da 500 militari Usa. Tali installazioni missilistiche sono integrate da un radar superpotente installato in Turchia e da radar mobili che possono essere rapidamente dislocati in «posizione avanzata».

Lo «scudo» comprende anche lo schieramento nel Mediterraneo di navi da guerra dotate di radar Aegis e missili SM-3. La prima, il cacciatorpediniere lanciamissili USS Donald Cook, è giunta agli inizi di febbraio nella base navale di Rota in Spagna, dove stanno per essere trasferiti 1200 marinai e 1600 familiari. Sarà seguita da altre tre unità (USS Ross, USS Porter e USS Carney). È probabile che il loro numero sarà aumentato, dato che la US Navy ha già circa 30 navi di questo tipo. Esse pattuglieranno in continuazione il Mediterraneo, pronte in ogni momento a entrare in azione, conducendo allo stesso tempo – informa la Nato – «tutta la gamma di ope-razioni di sicurezza marittima e di esercitazioni bilaterali e multilaterali con le marine alleate».

Quella spagnola dispone già di quattro fregate dotate del sistema integrato di combattimento Aegis, che le rende interoperative con le navi Usa. Lo stesso dovrà essere fatto con le fregate Fremm della marina militare italiana. Un ruolo di crescente importanza nello «scudo» sarà svolto dai comandi e dalle basi Usa/Nato in Italia: a Napoli ci sono i quartieri generali delle forze navali statunitensi e alleate, in Sicilia la base aeronavale di Sigonella (che assisterà le unità Aegis nel Mediterraneo) e il Muos di Niscemi [4] per le comunicazioni satellitari ad alta frequenza. Tutte le unità navali Aegis nel Mediterrano, informa sempre la Nato, saranno «sotto comando e controllo Usa». Ciò significa che la decisione di lanciare i missili intercettori, o presunti tali, sarà di esclusiva pertinenza del Pentagono.

Gli Usa, mentre preparano lo «scudo», affilano la spada. Per la crisi ucraina, hanno schierato altri 12 cacciabombardie-ri F-16 in Polonia e 10 F-15 in Estonia, Lettonia e Lituania. Potranno tra non molto trasportare le nuove bombe nucleari B61-12 stoccate in Europa (Italia compresa), utilizzabili come bombe anti-bunker. Mosca sta prendendo delle contromisure, ma Washington incassa un primo risultato: la maggiore tensione in Europa permette agli Usa di accrescere la loro influenza nei confronti degli alleati europei.

In forza dell’articolo 5 oppure del non-articolo 5.

Fonte
Il Manifesto (Italia)

[1] “Chi sono i nazisti nel governo ucraino?”, di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 4 marzo 2014.

[2] “La nuova Gladio in Ucraina”, di Manlio Dinucci, Il Manifesto (Italia), Rete Voltaire, 18 marzo 2014.

[3] “Obama torna sotto lo Scudo”, di Manlio Dinucci, Tommaso di Francesco; “Missili e «scudo» sull’Europa”, di Manlio Dinucci; Il Manifesto (Italia), Rete Voltaire, 13 marzo 2010, 17 dicembre 2013.

[4] “Muos, Niscemi resiste all’impero”, di Manlio Dinucci, Il Manifesto (Italia), Rete Voltaire, 21 maggio 2013.

Manlio Dinucci

Manlio Dinucci Geografo. Ultimi lavori pubblicati: Laboratorio di geografia, Zanichelli 2014 ; Geocommunity Ed. Zanichelli 2013 ; Escalation. Anatomia della guerra infinita, Ed. DeriveApprodi 2005.

 
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