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Epidemica mega-corruzione del Partito Popolare spagnolo defenestra il presidente Rajoy

Diversamente da un preconcetto largamente condiviso fuori della Spagna, le dimissioni del governo di Mariano Rajoy non sanzionano la sua politica, bensì la corruzione generalizzata del suo partito. Il Regno si trova nella stessa situazione dell’Italia e della Francia degli anni Novanta. La corruzione, contrariamente alla retorica occidentale, non è un male degli ex Paesi colonizzati, ma delle ex potenze colonizzatrici.

| Città del Messico (Messico)
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I due capi di governo spagnoli, José María Aznar (1996-2004) e Mariano Rajoy (2011-2018), sono responsabili per intero della generalizzazione della corruzione nel Paese e della sua estensione nelle ex colonie.

Da 11 anni analizzo l’enorme corruzione del Partito Popolare (PP) e il riciclaggio attraverso i premi letterari, sia in Spagna sia nelle ex colonie spagnole dell’America Latina.

Il PP è un partito neo-liberale che, sotto la funesta direzione del fiscalista José Maria Aznar, si è strettamente legato a Israele, con il Likud, e al binomio Texas-Florida del Partito Repubblicano dei Bush [1].

Il numero due del PP, Rodrigo Rato [ex direttore del Fondo Monetario Internazionale, dal 2004 al 2007, ministro dell’Economia del governo Aznar, ndt] ha lasciato il «Titanic finanziario dell’FMI» [2], che fece emergere i suoi rapporti illegali con il Banco Santander. Successivamente, l’ex direttore dell’FMI, Rato, è stato incriminato per riciclaggio [3].

Sotto l’influenza di Aznar, la società Repsol (settore del petrolio e del gas naturale), ha portato a una catastrofe per il Sudamerica, a un redditizio affare in Messico [4], seguiti dal crollo immobiliare spagnolo [5].

E sotto il neoliberalismo transnazionale spagnolo è maturato anche il crollo dello stratega del PP, Antonio Solà [6].

Ciliegina su questa torta putrefatta, i Panama Papers citano lo scrittore Vargas Llosa, grande alleato letterario del PP [7], e rivelano operazioni di riciclaggio neoliberale imperfetto nei paradisi fiscali [8], e, come non bastasse, a queste rivelazioni si sono aggiunte quelle degli scandali e dei doli dei Paradise Papers [9].

I fatti: per la prima volta nella storia spagnola, Mariano Rajoy viene cacciato dal potere da una mozione di censura del rivale Pedro Sánchez che, con soli 84 seggi su 350, è riuscito a catalizzare i voti dei nazionalisti baschi e dei separatisti catalani.

Pedro Sánchez ‒ madrileno ed economista pro-Europa di 46 anni che promette di migliorare le relazioni con la Catalogna e di eliminare i disagi sociali creati da Rajoy ‒ è salito al potere con una maggioranza risicata: 188 voti a favore, 169 contro e un’astensione, il che fa prevedere un governo fragile di breve durata ed elezioni anticipate.

La sorpresa non è la rimozione di Rajoy ‒ avvocato di 63 anni specializzato in controversie immobiliari e uno degli uomini politici più duraturi in Europa ‒ e nemmeno l’obbrobrio che macchia ora il PP, partito che agisce come un cartello finanziario; ciò che meraviglia è che ci sia voluto così tanto tempo perché tutto ciò accedesse.

La spazzatura che avrebbe dovuto rimanere nascosta sotto il tappeto di lusso ora infanga l’intero edificio. I cadaveri debordano dagli armadi, il PP era diventato un cimitero nazionale. Questa la miglior frase del presidente Rajoy: «consegnare il proprio petrolio a stranieri è degno di un Paese di quinta categoria», diceva [10]. Ciò evidentemente non valeva per il neoliberale Messico, governato dal partito «itamita» [11].

La goccia che ha fatto traboccare il vaso della mega-corruzione è stato l’affare Gürtel che, secondo la BBC, «è la più vasta trama di corruzione della Spagna democratica», con il suo sistema di imprese che «in diverse parti della Spagna e da ogni sorta di amministrazioni guidate dal PP ottenevano contratti, grazie alle nomine, in cambio di tangenti, delle persone giuste nei posti chiave per l’assegnazione dei contratti stessi. Contratti che, secondo la giustizia spagnola, servivano a finanziare campagne elettorali e altre iniziative» [12].

Il sito Plural pubblica una serie di strane morti (6 fino a ieri, [2 giugno, ndt]), suicidi e altri accidenti, seguiti all’affare Gürtel [13], traduzione in tedesco di Correa, cognome di Francisco, l’uomo d’affari da cui è partita l’inchiesta della Procura anticorruzione.

Da parte sua il New York Times spiega che Rajoy è stato «decapitato», non per l’incapacità a risolvere il conflitto con la Catalogna, bensì per un problema molto antico e profondamente radicato che devasta la politica spagnola: la corruzione.

Ecco come il PP è diventato «il primo gruppo politico spagnolo condannato per uso di slush funds (fondi neri)» e Luis Bárcenas, ex tesoriere di Rajoy, finisce condannato a un’ammenda e a una pena di 33 anni di prigione. Il caso Bárcenas è un ramo dell’affare Gürtel, una gestione di contabilità occulta del PP, alimentata da donazioni illegali di imprese di costruzione, che redistribuiva denaro sporco ai dirigenti.

Secondo il New York Times, la Corte Nazionale spagnola (tribunale supremo) ha condannato anche 28 uomini d’affari e politici ‒ per un totale di oltre 300 anni di pene detentive ‒ che hanno tratto vantaggio da un sistema di corruzione nei contratti [14].

Il New York Times, tendenzialmente eurofobico per i legami con l’euro-nichilista George Soros, alimenta il caos nel cuore stesso d’Europa annunciando che si stava preparando l’ascensione al potere di Pedro Sánchez «il giorno stesso dell’insediamento in Italia di un nuovo governo anti-establishment, mentre la Gran Bretagna sta uscendo dall’UE e mentre Polonia e Ungheria arretrano nella democrazia e gli USA stanno scatenando una guerra commerciale contro gli alleati europei».

A differenza dell’Italia [15], finora in Spagna nessuno dei quattro partiti principali (PP, Ciudadanos, PSOE ‒ Partito Socialista Operaio Spagnolo ‒, Podemos) che hanno liquidato il bipolarismo tradizionale, mette in discussione l’appartenenza alla zona euro, ove l’economia spagnola è al quarto posto, e nemmeno esiste una manifesta xenofobia contro i migranti.

Conclusione: Svetonio diceva che la corruzione dei migliori è la cosa peggiore. A cosa porterà allora la corruzione dei “peggiori” e del loro governo, la kakistocrazia?

C’è un sorprendente proverbio arabo a proposito di chi, dal pulpito della propria oscena immoralità, predica contro la corruzione: «Chi vive in una casa di vetro non dovrebbe lanciare pietre», cosa che fa, per esempio il PSOE, che ora prende il posto del mefitico PP.

Il sito Libremercado stigmatizza «l’ipocrisia» dello sfavillante presidente del PSOE, mentre il suo «partito conta ormai centinaia di casi di corruzione» [16].

Nella corruzione del PSOE, partito neoliberale travestito, sono implicati anche Felipe Gonzáles Márquez ‒ ormai da 14 anni [17] ‒ e anche Rodríguez Zapatero.

Felipe González ha la faccia tosta di sostenere che la corruzione in Spagna non è che negligenza generalizzata [18]. In realtà, è un problema che va ben oltre la superficialità. Si troverà qualcuno con le qualità necessarie a prendersi cura dell’azienda pubblica e a fare in modo che le istituzioni non vengano guastate?

Grazie ai vasi comunicanti dei liberi flussi di capitali del modello neoliberale finanziarizzato e alla deregulation dei suoi paradisi fiscali pirata, la metastatica mega-corruzione spagnola arriva alle sue ex colonie dell’America Latina, come nel caso specifico del “Messico neoliberale itamita”: a cominciare dalle banche transnazionali, come Santander [19], con la quale fa comunella Mario Vargas Llosa [20], il “letterato” fascista di Televisa [21], per continuare con le imprese di costruzioni, come la pestilenziale OHL [22], con Repsol (il calderone cui avrebbe generosamente attinto Felipe Calderón) o Telefoníca (da dove agiva il filosionista Chicago Boy, Francisco Gil Díaz) ecc.

Il peggio è che, nel mezzo della contagiosa epidemia di corruzione transnazionale spagnola, i suoi agenti, i politici e gli alleati letterari in America Latina hanno ancora la sfrontatezza di elargire alle ex colonie spagnole sermoni pontificanti.

Traduzione
Rachele Marmetti
Il Cronista

Fonte
La Jornada (Messico)

[1] «La "internacional neoconservadora": Likudistán, Texastán y Aznarstán», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 24 de junio de 2017.

[2] «Las ratas abandonan el Titanic financiero: el aznarista Rato huye del FMI», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 1 de julio de 2007.

[3] «Rodrigo Rato, ex director del FMI y segundo de Aznar, enjuiciado por lavado», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 24 de abril de 2015.

[4] «Aznarización de Repsol: desastre en Sudamérica y ganga en México», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 26 de diciembre de 2007.

[5] «Colapso inmobiliario de la España aznarista», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 9 de abril de 2008.

[6] «Derrumbe delictivo de Antonio Solá, "estratega" del Partido Popular español en América Latina», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 28 de diciembre de 2014.

[7] Mario Vargas Llosa, peruviano naturalizzato spagnolo, ha ricevuto numerosi premi, tra cui il Nobel per la letteratura 2010. Ha ricevuto anche il Premio Gerusalemme dalle mani dell’ex primo ministro Ehud Olmert, che ha trascorso 18 mesi in prigione per corruzione, nonché il premio Irving Kristol dell’American Enterprise Institute (AEI). Importante azionista di Talome, avrebbe fondi nei 4 seguenti paradisi fiscali: Isole Vergini britanniche, Panama, Cipro, Lussemburgo.

[8] «Los papeles de Panamá de Vargas Llosa: lavado neoliberal imperfecto en los paraísos fiscales», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 4 de mayo de 2016.

[9] “The ‘Paradise Papers’ and the Long Twilight Struggle Against Offshore Secrecy”, International Consortium of Investigative Journalists, December 27, 2017.

[10] «"Entregar el petróleo a extranjeros es de un país de quinta": presidente español Rajoy, del Partido Popular», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 7 de augusto de 2013.

[11] Gruppo di pressione uscito dall’Istituto Tecnologico Autonomo Messicano, da cui provengono i dirigenti delle compagnie messicane Pemex, CFE, Cofece, Consar, Condusef, CNB, Nafin, Banobras, Infonavit…

[12] “España: cómo y por qué cayeron Mariano Rajoy y su gobierno en una histórica moción de censura”, BBC, 1 de junio de 2018.

[13] «Álvaro Lapuerta, otra víctima Gürtel’: muertes, suicidios y accidentes», Plural, 2 de junio de 2018.

[14] “Spain’s Prime Minister, Mariano Rajoy, Is Ousted in No-Confidence Vote”, Raphael Minder, The New York Times, June 1, 2018.

[15] «Golpe del FMI al gobierno italiano "antisistema": “palazzo contra piazza y pizza”», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 3à de mayo de 2018.

[16] «La hipocresía de Pedro Sánchez: el PSOE acumula cientos de casos de corrupción», Diego Sánchez de la Cruz, Libre mercado, 1 de junio de 2018.

[17] «Casos de Corrupción del Gobierno de Felipe González Márquez (1982-1996)», La voz periodistica, 2013.

[18] «Felipe González cree que la corrupción en España es "un descuido generalizado"», El Boletin, 13 de februero de 2018.

[19] Sugli straordinari guadagni della banca Santander in Messico e sul ruolo attivo di Mario Vargas Llosa, si veda « Mario Vargas Llosa, el súbdito de la Corona Española », Augustin Caso, SDP Noticias.com, 4 mars 2018.

[20] Mario Vargas Llosa interviene dal 1990 nella politica messicana. Ora sta facendo tutto il possibile per sabotare la campagna del populista Andrés Manuel López Obrador, favorito alle elezioni presidenziali del prossimo 1° luglio.

[21] “Board of Directors”, Televisa, et Consejo de Administración, Santander.

[22] «Corrupción de OHL financia a Aznar y al "FAES"», Alfredo Jalife-Rahme, La Jornada, 10 de mayo de 2015.

Alfredo Jalife-Rahme

Alfredo Jalife-Rahme Professore di Scienze politiche e sociali all’Università nazionale autonoma del Messico (UNAM). Pubblica articoli di politica internazionale sul quotidiano La Jornada. Ultimo libro pubblicato: China irrumpe en Latinoamérica: ¿dragón o panda? (Orfila, 2012).

 
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