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Un ex dirigente della lobby AIPAC conferma l’accesso ai servizi segreti statunitensi

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Nel 2005, l’FBI ha indagato un funzionario del Pentagono, il colonnello Lawrence Franklin, e un ex analista del National Security Council e divenuto ricercatore presso la Brookings Institution, Kenneth Pollack. I due uomini che, a vario titolo, avrebbero passato dei segreti di stato a due funzionari dell’American Israel Public Affairs Committee (AIPAC), Steve J. Rosen e Keith Weissman, che li avrebbero affidati all’incaricato d’affari dell’ambasciata d’Israele a Washington, Naor Gilon.

L’inchiesta dell’FBI ha accertato i fatti, ma non di qualificarli. Questi segreti sono stati dati senza una contropartita o nel quadro di uno scambio di informazioni? Era spionaggio o fughe? E la rivelazione di questi segreti ha danneggiato gli Stati Uniti a favore del suo alleato Israele?

Per inciso, il sequestro dei computer dell’AIPAC, ha permesso di scoprire che l’AIPAC, che si descrive come una "lobby pro-israeliana in America", aveva finanziato la carriera del politico francese Nicolas Sarkozy. All’epoca, l’ambasciatore israeliano a Parigi si precipitò all’Eliseo per assicurare al presidente Jacques Chirac che il suo paese non era coinvolto in questa interferenza, che era dovuta esclusivamente allo zelo di alcuni amici statunitensi. In ogni caso, presi dalla tormenta della politica interna, Lawrence Franklin fu condannato a 12 anni e 7 mesi di carcere per spionaggio, condanna ridotta a 10 mesi di prigione e 100 ore di servizio sociale.

Dopo aver a lungo sostenuto i suoi dipendenti, l’AIPAC alla fine li aveva mollati. Steve J. Rosen [a sinistra nella foto, con il suo avvocato a destra], trovandosi senza lavoro e al centro di diversi procedimenti giudiziari, si è rivoltò contro il suo ex datore di lavoro. Questa situazione dà luogo a un grande palleggio. Sembra che l’AIPAC riceva spesso, da varie fonti, informazioni riservate che utilizza a vantaggio di Israele.

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Tutti i documenti sul caso Steve J. Rosen contro l’AIPAC sono disponibili sul sito dell’Institute for Research: Middle East Policy.

Traduzione Alessandro Lattanzio

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