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Trump: due passi avanti e uno indietro

Mentre la stampa internazionale descrive la grande giravolta di Donald Trump, Thierry Meyssan dimostra che non è proprio così: lungi dall’aver abbandonato il suo ideale di pace, il presidente degli Stati Uniti urla e bombarda, facendo però attenzione a non commettere nulla di irreversibile.

| Damasco (Siria)
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Il cambiamento radicale del presidente Trump nella retorica relativa alla sua politica estera è stato accompagnato dal bombardamento di una base aerea a Cheyrat e da quello di una montagna afghana.

Il mondo ha tremato davanti a questa dimostrazione di forza: 59 missili Tomahawk in Siria e una mega-bomba GBU-4 / B3 in Afghanistan. Tuttavia, la base di Cheyrat era già di nuovo operativa all’indomani, mentre la "madre di tutte le bombe" ha sicuramente causato il crollo di tre uscite di un tunnel naturale, ma non ha affatto distrutto i chilometri di passaggi sotterranei creati nel tempo dai fiumi all’interno del montagna. Insomma, tanto rumore per nulla.

Queste due operazioni erano manifestamente intese a convincere lo Stato profondo USA che la Casa Bianca sosteneva di nuovo la sua politica imperiale. Hanno avuto l’effetto desiderato sulla Germania e la Francia. La cancelliera Angela Merkel e il presidente François Hollande hanno applaudito il loro sovrano e hanno fatto appello a farla finita con la Siria. La sorpresa è arrivata da altrove.

Il Regno Unito non s’è accontentato di seguire il movimento. Il loro ministro degli esteri, Boris Johnson, ha proposto di imporre sanzioni contro la Russia, secondo lui complice dei "crimini" siriani e responsabile in un modo o nell’altro della resistenza afghana e di un sacco di altri mali.

Durante la riunione dei ministri degli affari esteri del G7, Johnson ha annunciato la cancellazione del suo viaggio a Mosca e ha invitato tutti i suoi partner a rompere i loro rapporti politici e commerciali con la Russia. Tuttavia costoro, pur approvando l’iniziativa britannica, sono rimasti prudentemente in disparte. Rex Tillerson, il segretario di Stato statunitense, da parte sua ha incontestabilmente respinto questa folle proposizione e ha mantenuto il suo viaggio a Mosca. Con un certo aplomb, Johnson ha allora dichiarato che gli europei avevano dato mandato a Tillerson per far intendere la ragione ai russi.

Sebbene il protocollo internazionale preveda che un ministro debba essere accolto da un omologo, e non dal locale capo di Stato, la stampa atlantista ha presentato l’accoglienza di Tillerson da parte di Lavrov come un raffreddamento delle relazioni russo-americane. Ancora prima di avere il tempo di salutare il suo ospite, Sergey Lavrov è stato interrotto da una giornalista di Washington che lo ha preso da parte. Richiamandola alla cortesia, il ministro russo si è rifiutato di risponderle e ha tagliato corto con le presentazioni.

L’incontro, tenutosi a porte chiuse, è durato più di 4 ore, cosa che sembrerebbe piuttosto lunga per delle persone che non avevano nulla da dirsi. In definitiva, i due uomini hanno chiesto udienza al presidente Putin, che li ha ricevuti per 2 ore supplementari.

Dopo questi incontri, i ministri hanno tenuto una conferenza stampa. Hanno dichiarato senza ironia di aver esclusivamente preso atto delle loro divergenze. Sergey Lavrov ha avvertito i giornalisti del pericolo che questa rottura faceva correre al mondo.

Tuttavia, il giorno successivo, lo stesso Lavrov, rivolgendosi alla stampa russa, ha indicato di aver concluso un accordo con il suo ospite. Washington si sarebbe impegnata a non attaccare più l’esercito arabo siriano e il coordinamento militare tra il Pentagono e l’esercito russo per la circolazione nello spazio aereo siriano sarebbe stato ristabilito.

In apparenza, l’amministrazione Trump sta scatenando la sua potenza e bombarda, ma in realtà, sta vigilando affinché non si commetta nulla di irreparabile. Il peggio e il meglio sono quindi possibili.

Traduzione
Matzu Yagi

Fonte
Megachip-Globalist (Italia)

Thierry Meyssan

Thierry Meyssan Consulente politico, presidente-fondatore della Rete Voltaire. Ultima opera in francese: Sous nos yeux - Du 11-Septembre à Donald Trump (“Sotto i nostri occhi. Dall’11 settembre a Donald Trump”).

 
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