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Apertura di un’indagine penale a Istanbul contro i pirati israeliani

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Dopo il funerale di stato delle vittime, la procura di Istanbul-Bakirköy ha aperto un’inchiesta sugli atti di pirateria nel Mediterraneo del 31 maggio 2010.

Il procuratore Mehmet Tastan ha fatto eseguire l’autopsia dei nove corpi resi da Israele. Sembra che quasi tutti siano stati abbattuti con molti proiettili sparati a distanza ravvicinata.

Ha inoltre disposto l’audizione dei testimoni e delle vittime (ad eccezione di quelli sottoposti a intensive cure ospedaliere).

Secondo fonti vicine alle indagini, il pubblico ministero punterebbe alla condanna dei capi dei pirati Benjamin Netanyahu (primo ministro israeliano), generale Ehud Barak (ministro della Difesa) e generale Gabi Ashkenasi (Capo di Stato Maggiore interarma). verrebbero stati processati per pirateria, aggressione, omicidio, sequestro di persona e imprigionamento arbitrario. Il pubblico ministero dovrebbe limitare le sue conclusioni ai crimini commessi contro cittadini turchi sulle due navi che battevano bandiera turca.

Il pubblico ministero potrebbe anche pronunciare accuse per crimini contro l’umanità, ai sensi dell’articolo 77 del codice penale turco.

Il ministero della giustizia ha istituito un gruppo di lavoro incaricato di esaminare tutte le implicazioni in tale affare, sul piano della giurisprudenza nazionale e internazionale. Se un tribunale turco condanna in contumacia dei cittadini di Israele e Israele dovesse ostacolare l’esecuzione della sentenza, i ricorrenti potrebbero rinunciare ai loro diritti in favore dello Stato turco. E questo ricorrerebbe alle Nazioni Unite.

La commissione Giustizia del Parlamento turco ha già contattato i suoi omologhi del Parlamento dell’UE e dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

Inoltre, la morte di Furkan Dogan, un cittadino turco-statunitense di diciannove anni, getta il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti in un dilemma. Se l’amministrazione Obama s’è finora opposta ad una commissione d’inchiesta del Consiglio di Sicurezza, ha affermato la propria fiducia nella giustizia israeliana nel condurre un’indagine nazionale "rapida, imparziale, trasparente e credibile, nel rispetto delle norme internazionali", difficilmente potrà impedire l’apertura di un processo penale in un tribunale degli Stati Uniti.

Traduzione di Alesando Lattanzio

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