Lo scontro tra la polizia e la magistratura, da un lato, e il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan continua dal 17 dicembre 2013. Dopo che la polizia ha arrestato i figli di tre ministri e il direttore di una grande banca per riciclaggio di denaro, il primo ministro ha denunciato un complotto contro di lui da parte del leader spirituale di Hizmet (movimento islamico), Fethullah Gülen. Ha licenziato più di 2000 dipendenti, di cui 350 agenti di polizia di Istanbul e 15 prefetti.

L’inchiesta ha già svalto i legami personali di Erdogan con Yasin al-Qadi, banchiere di al-Qaida [1]. Cerca di stabilire come il Primo ministro abbia sottratto denaro pubblico per finanziare al-Qaida in Siria e Iraq.

La giustizia e la polizia effettuarono, il 14 gennaio 2014, una nuova ondata di raid nei locali della Fondazione del soccorso umanitario (IHH), l’organizzazione umanitaria dei Fratelli musulmani, arrestando 23 persone accusate di legami con al-Qaida. La Fondazione del soccorso umanitario (IHH) è nota al pubblico internazionale per aver organizzato, nel giugno 2010, la "Freedom Flotilla", illegalmente assalita dall’esercito israeliano nel Mediterraneo [2]. A bordo della nave principale, la Mavi Marmara, c’era Mahdi al-Harati, agente irlandese della CIA. Al-Harati comandava l’unità di al-Qaida basata nell’hotel Rixos di Tripoli, durante la guerra libica, e fu nominato dalla NATO vicecomandante militare di Tripoli. Si dimise l’11 ottobre 2011 per condurre la jihad nella Siria settentrionale [3].

Durante l’indagine negli uffici dell’IHH in 6 province, la polizia ha arrestato Halis B., sospettato di essere il leader di al-Qaida in Turchia e Ibrahim S., secondo in comando dell’organizzazione nel Medio Oriente. Due ore dopo il raid, il primo ministro ha licenziato due capi della polizia anti-terrorismo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio

[1] "Al-Qaida, l’eterno complemento della NATO", Thierry Meyssan, al-Watan (Siria), Rete Voltaire, 6 gennaio 2014.

[2] "Freedom Flotilla: il dettaglio che Netanyahu sapeva", Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 6 giugno 2010.

[3] "Islamisti libici in Siria a ’sostenere’ la rivoluzione", Daniel Iriarte, ABC (Spagna), Rete Voltaire, 18 dicembre 2011.