Due nemici irriducibili: il democratico Benny Gantz e il fascista Benjamin Netanyahu.

L’amministrazione Biden assiste paralizzata alla reazione di Israele all’attacco della Resistenza palestinese – comprensiva di Hamas – denominata Diluvio di Al Aqsa (7 ottobre). L’operazione Spade di Ferro inizia con il bombardamento a tappeto della città di Gaza, d’intensità mai vista nel mondo e nella storia, nemmeno durante le due guerre mondiali. Il 27 ottobre, ai bombardamenti, si aggiungono l’intervento di terra, i saccheggi e le torture di migliaia di civili di Gaza. In cinque mesi i civili uccisi o scomparsi sono 37.534, di cui 13.430 bambini e 8.900 donne, 364 tra medici e personale sanitario, e 132 giornalisti [1].

Inizialmente Washington reagisce sostenendo senza esitazioni «il diritto di Israele a difendersi», minacciando di opporre il veto a ogni richiesta di cessate-il-fuoco e fornendo le bombe necessarie alla distruzione generalizzata dell’enclave palestinese. Gli Stati Uniti non possono infatti permettersi un’altra sconfitta, dopo quelle di Siria e Ucraina. Ma sui cellulari gli statunitensi assistono in diretta agli orrori compiuti da Israele. Molti alti funzionari del dipartimento di Stato dichiarano, a voce e per iscritto, la loro vergogna per il sostegno a questo macello. Circolano petizioni. Alcuni dirigenti, ebrei e mussulmani, si dimettono.

In piena campagna elettorale per la presidenza, la squadra di Joe Biden non può permettersi di continuare a macchiarsi le mani di sangue. Comincia a premere sul gabinetto di guerra israeliano perché avvii negoziati per la liberazione degli ostaggi e per un cessate-il-fuoco. La coalizione di Netanyahu rifiuta, profitta del trauma subìto dagli israeliani per ribadire che ci potrà essere pace solo dopo l’eliminazione di Hamas. Washington alla fine si rende conto che quanto accaduto il 7 ottobre è stato mero pretesto per permettere ai discepoli di Jabotinsky di realizzare ciò cui da sempre ambiscono: espellere gli arabi dalla Palestina. Gli Stati Uniti si fanno perciò più pressanti, sottolineando che i palestinesi hanno diritto di vivere; che, secondo il diritto internazionale, la colonizzazione dei territori palestinesi è illegale e che la questione israelo-palestinese può essere risolta con la «soluzione a due Stati» (non già con l’istituzione di uno Stato binazionale, come prevede la risoluzione 181 del 1947).

I “sionisti revisionisti” (ossia i discepoli di Jabotinsky [2]) rispondono organizzando il 28 gennaio la Conferenza per la vittoria di Israele [3]. Il protagonista della manifestazione è il rabbino Uzi Sharbaf, condannato in Israele all’ergastolo per crimini razzisti contro arabi, ma graziato dai suoi amici. Sharbaf non esita a proclamarsi erede del Lehi e del gruppo Stern che, a fianco del duce Benito Mussolini, combatterono contro gli Alleati.

A Washington e Londra capiscono perfettamente il messaggio: il gruppuscolo intende imporre la propria volontà agli anglosassoni ed è pronto ad attaccarli se tentassero di impedire la pulizia etnica.

La Casa Bianca reagisce immediatamente decretando il divieto di raccogliere fondi a loro favore e di trasferirglieli [4]. Il divieto viene esteso a tutte le banche occidentali, a norma del Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA).

L’8 febbraio il presidente Joe Biden firma anche un Memorandum sulle condizioni per il trasferimento di armi statunitensi [5]: entro il 25 marzo Israele deve impegnarsi per iscritto a non violare né il Diritto umanitario internazionale (non il Diritto internazionale tout court) né i Diritti umani (nel senso della Costituzione statunitense, non nel senso che gli attribuiscono i francesi). I parlamentari dei Paesi Bassi e del Regno Unito iniziano a loro volta a discutere la possibilità di smettere di fornire armi a Israele.

In Israele l’opposizione democratica ebraica organizza manifestazioni antisioniste, che però non hanno grande seguito. Gli oratori che intervengono sottolineano il tradimento del primo ministro, che strumentalizza il trauma del 7 ottobre non per salvare gli ostaggi, ma per realizzare il proprio sogno coloniale.

I “sionisti revisionisti” allora lanciano un’offensiva mediatica contro l’Agenzia delle Nazioni unite per i profughi palestinesi nel Medio Oriente (UNRWA), che dal 1949 provvede alla scolarizzazione, al cibo, alle cure mediche e ai servizi sociali di 5,8 milioni di apolidi palestinesi in Palestina, ma anche in Giordania, Libano e Siria. L’UNRWA ha un bilancio annuale superiore a un miliardo di dollari e oltre 30 mila dipendenti. Già nel 2018 il presidente Donald Trump mise in discussione l’assistentato ai palestinesi e sospese il finanziamento statunitense all’Agenzia. L’obiettivo era costringere le fazioni palestinesi a riprendere i negoziati. A cinque anni di distanza, l’obiettivo dei “sionisti revisionisti” è molto diverso: attaccando l’UNRWA vogliono costringere anche Giordania, Libano e Sira a espellere i rifugiati palestinesi. Per raggiungere l’obiettivo accusano lo 0,04% del personale dell’Agenzia di aver partecipato all’operazione Diluvio di Al Aqsa e bloccano i suoi conti bancari in Israele. Il direttore dell’UNRWA, lo svizzero Philippe Lazzarini, sospende immediatamente i 12 accusati e ordina un’inchiesta interna. Naturalmente non riceverà mai le prove che gli israeliani affermano di avere. Comunque, uno dopo l’altro, i finanziatori dell’UNRWA, Stati Uniti e Unione europea in testa, sospendono le sovvenzioni. Dopo qualche giorno a Gaza, e dopo qualche settimana in Giordania, Libano e Siria il sistema di aiuti umanitari delle Nazioni unite crolla.

Quando David Cameron, ex primo ministro britannico nonché attuale ministro degli Esteri, si reca in Israele per trovare un modo per salvare il salvabile per i palestinesi, Amichai Chikli, ministro della Diaspora, lo paragona a Neville Chamberlain che firmò gli accordi di Monaco con Adolf Hitler. «Salutiamo David Cameron, che vuole portare “nel nostro tempo la pace” e assegnare ai nazisti che hanno commesso le atrocità del 7 ottobre un premio per aver ucciso neonati nelle culle, commesso violenze sessuali di massa, nonché sequestrato donne con i loro bambini» dichiara Chikli. E durante la Conferenza per la vittoria di Israele i “sionisti revisionisti” minacciano gli anglosassoni.

La coalizione suprematista ebraica di Benjamin Netanyahu comincia a evocare una nuova fase dell’operazione Spade di Ferro, questa volta contro Rafah. I civili che già sono fuggiti da Gaza dovrebbero fuggire di nuovo. Ma poiché Tsahal ha costruito una strada che divide in due la Striscia di Gaza, non potranno tornare da dove sono venuti. Preparandosi al peggio, l’Egitto inizia ad allestire una vasta zona del Sinai per accogliere provvisoriamente i palestinesi di Gaza, la cui espulsione sembra inevitabile [6].

Consapevoli di mantenersi al potere a Tel-Aviv solo grazie al trauma del 7 ottobre, i “sionisti revisionisti” fanno votare una legge che equipara ogni riflessione sull’operazione Diluvio di Al Aqsa alla contestazione della soluzione finale nazista; che vieta qualsiasi inchiesta sugli avvenimenti del 7 ottobre e prevede per gli inosservanti una pena di cinque anni di reclusione. I revisionisti possono così continuare indisturbati ad attribuire l’attacco del 7 ottobre unicamente ad Hamas, nonostante vi abbiamo partecipato anche la Jihad islamica e l’FLPL; a interpretarlo come manifestazione antisemita; a paragonarlo a un gigantesco pogrom e a negarne l’obiettivo di liberazione nazionale.

Sapendo che molti Stati s’interrogano sull’opportunità di revocare il finanziamento all’UNRWA, i sionisti revisionisti perseverano negli attacchi all’Agenzia; ora sostengono che il quartier generale di Hamas si trovava in un tunnel sotto la sede dell’Agenzia. Perplesso, Lazzarini ricorda che Israele perquisisce regolarmente le sedi dell’UNRWA. Ma Gilad Erdan, rappresentante permanente di Israele alle Nazioni unite, gli risponde con un tweet che tutti possono leggere: «Non si tratta di non sapere, ma di non voler sapere. Abbiamo mostrato i tunnel dei terroristi sotto le scuole dell’UNRWA e fornito prove che Hamas sfrutta l’UNRWA. L’abbiamo supplicata di ordinare una perquisizione completa di tutti i locali dell’UNRWA a Gaza. Non solo Lei si è rifiutato di farlo, ma ha scelto di nascondere la testa sotto la sabbia. Si assuma le sue responsabilità e dia le dimissioni oggi stesso. Ogni giorno troviamo altre prove che Hamas=Onu e viceversa. Non si può credere a tutto ciò che dice l’Onu o a tutto ciò che si dice di Gaza».

I suprematisti ebrei costituiscono un’organizzazione, Tzav 9 (in analogia con l’ordine di mobilitazione generale «Tzav 8»), per impedire all’UNRWA di continuare a fornire aiuti agli abitanti di Gaza. Appostano i loro militanti ai due varchi di accesso alla Striscia per impedire il passaggio dei camion. Quando un autista di camion dell’UNRWA viene ucciso a Gaza, l’agenzia è costretta a sospendere i convogli. Poi il transito di convogli viene ripristinato, ma solo sotto scorta militare israeliana. Da questo momento iniziano i primi assalti della folla affamata. Samantha Power, direttrice dell’USAID, annuncia una visita a Gaza per verificare cosa stia accadendo. Washington ipotizza che gli attacchi non siano spontanei, ma incoraggiati sottobanco dai “sionisti revisionisti”. E così arriviamo al massacro della Rotonda di Nabulsi (zona sud della città di Gaza): secondo le FDI, 112 persone sono morte calpestate durante una distribuzione di cibo. Secondo il personale sanitario e l’United Church of Christ, il 95% delle vittime è stato ucciso da pallottole. Washington pubblica un comunicato in appoggio alla posizione di Tel-Aviv, ma, secondo Haaretz: «Non è certo che la comunità internazionale accetti queste spiegazioni» [7].

Washington risponde autorizzando la Giordania e la Francia a paracadutare razioni alimentari sulle spiagge di Gaza, poi partecipando a queste operazioni aeree. Comincia inoltre a inviare la propria logistica per costruire un molo flottante al fine di sbarcarvi gli aiuti umanitari (i fondali della Striscia di Gaza non sono sufficientemente profondi per navi di grosso tonnellaggio): questi moli sono un’idea enunciata sin dal 2017 da Israel Katz, attuale ministro degli Esteri. Già ora è stata ratificata l’attuazione di un corridoio navale umanitario da Cipro: sarà utilizzato dagli Emirati arabi uniti e dall’Unione europea.

Mentre Israele accusa, sempre senza prove, altri 450 dipendenti dell’UNRWA di essere membri di Hamas, l’Agenzia incontra un centinaio di civili di Gaza, sequestrati dalle FDI per “essere interrogati” e redige un rapporto sulle torture sistematiche subite. Tutto il mondo ha visto le immagini di questi palestinesi obbligati a spogliarsi per essere interrogati.

Ignorando gli anglosassoni, i “sionisti revisionisti” riprendono il progetto di colonizzazione: entrano nella Striscia di Gaza dal varco di Eretz/Beit Hanun per costruire i primi edifici di una nuova colonia, New Nisanit; hanno il tempo di costruirne due in legno prima di essere respinti dalle FDI.

36 capo-redattori dei più importanti media anglosassoni firmano una lettera del Comitato per la protezione dei giornalisti per denunciare la morte di giornalisti a Gaza e ricordare al governo israeliano che è responsabile della loro sicurezza [8].

Il governo israeliano si finge sorpreso da queste morti, ma la maggior parte dei funzionari del sistema informativo delle FDI si dimettono in blocco. Il 12 ottobre si era già dimessa la ministra dell’Informazione, Galit Distel-Etebaryan, per protestare contro la censura militare. L’attuale crisi è molto più grave: i responsabili della disinformazione si sono rifiutati di continuare a mentire, tanto il fossato tra le loro versioni e la verità si è allargato.

Unica concessione di Benjamin Netanyahu: la rimozione del divieto di celebrare il ramadan alla moschea di Al Aqsa. Dopo che deputati arabi della Knesset si sono rivolti a re Abdallah II di Giordania, unico responsabile della sicurezza del luogo santo mussulmano di Gerusalemme, Netanyahu ha infine concesso l’autorizzazione delle celebrazioni mussulmane per la prima settimana, rinnovabile ogni sette giorni.

Washington ha allora deciso di cambiare radicalmente politica. Consapevole di non potersi permettere una sconfitta di Israele, l’aveva sostenuto, nonostante i suoi crimini. Ora invece non può permettere ai fascisti ebrei di vincere. Attenzione, Washington non ha cambiato idea di fronte alle sofferenze degli abitanti di Gaza, né per un improvviso rigurgito di antifascismo, ma a causa delle minacce dei “sionisti revisionisti”. Le sue prese di posizione sono dettate esclusivamente dalla volontà di conservare il dominio sul mondo. Come detto, non poteva consentire una nuova sconfitta degli alleati israeliani, dopo quelle subite in Siria e Ucraina; e ancor meno può ora permettersi di perdere nei confronti dei “sionisti revisionisti”.

L’amministrazione Biden ha perciò invitato il generale Benny Gantz – ex primo ministro che si alternava con Yair Lapid, e dal 12 ottobre ministro senza portafoglio – a recarsi per un consulto a Washington, nonostante la contrarietà del primo ministro Netanyahu: in un certo senso si è trattato della reazione all’invito ottenuto da quest’ultimo nel 2015 a pronunciare un discorso al Congresso, nonostante il parere contrario del presidente Barack Obama. Gli Stati Uniti ci tengono a dimostrare che loro, e solo loro, dirigono.

Gli Stati Uniti si sentono costretti ad agire. Infatti la Russia ha invitato a Mosca la sessantina di organizzazioni politiche palestinesi, le ha esortate a unirsi e ha convinto Hamas ad accettare la Carta dell’OLP, ossia a riconoscere lo Stato di Israele.

Il generale Benny Gantz non ha accettato l’invito statunitense sperando di trovare un alleato esterno per rovesciare il primo ministro. È andato a Washington per assicurarsi di poter ancora salvare Israele e di avere gli alleati al proprio fianco. Con loro grande sorpresa, non è apparso loro come un’alternativa strategica a Benjamin Netanyahu, ma semplicemente come un generale preoccupato di non massacrare in massa persone innocenti.

Il 5 marzo Gantz è stato ricevuto dalla vicepresidente Kamala Harris, che ha denunciato senza mezzi termini il massacro perpetrato dalla coalizione di Netanyahu. La stampa statunitense ha sottolineato che inizialmente il discorso era stato steso in termini ancora più duri. Ma l’intento di Harris era recitare il ruolo del “poliziotto cattivo”, contrapposto ai “poliziotti buoni”, ossia al dipartimento di Stato e al Pentagono, più comprensivi. Gantz ha inoltre incontrato il segretario di Stato, Antony Blinken, che in nome dell’America lo ha così consacrato futuro primo ministro israeliano; Gantz ha inoltre appreso in diretta che la sottosegretaria Victoria Nuland era stata messa a riposo, con effetto immediato.

Nuland è conosciuta in Europa per aver sovrinteso, nel 2014, al rovesciamento del presidente ucraino eletto, Viktor Ianukovych. E fu ancora lei a convincere la cancelliera tedesca, Angela Merkel, e il presidente francese, François Hollande, a firmare gli Accordi di Minsk per ottenere il ritiro della Russia. Oggi sappiano che lo scopo degli Occidentali non era affatto di mettere fine al massacro degli abitanti del Donbass, ma solo guadagnare tempo per armare l’Ucraina.

Ma soprattutto Nuland è moglie dello storico Robert Kagan, che presiedette il Project for a New American Century. A tale titolo la coppia annunciò gli attentati dell’11 Settembre, il «Nuovo Pearl Harbor» che avrebbe risvegliato l’«Impero americano» [9]. Sono entrambi discepoli del filosofo Leo Strauss, a sua volta discepolo di Vladimir Jabotinsky nonché personalità di riferimento del movimento neoconservatore [10]. Il numero due del Project for a New American Century era Elliott Abrams, che lo scorso anno ha finanziato la campagna elettorale e poi il colpo di Stato di Benjamin Netanyahu [11].
Nel 2006 Nuland, all’epoca ambasciatrice degli Stati Uniti alla Nato, fermò la guerra israelo-libanese, salvando Israele dalla sconfitta da parte dello Hezbollah. Nuland conosce perciò molto bene Netanyahu.
Il suo licenziamento è espressione della volontà dell’amministrazione Biden di fare pulizia in casa propria e al tempo stesso in Israele.

Sulla via del ritorno, il 6 marzo Gantz ha fatto tappa a Londra, dove è stato ricevuto dal consigliere per la sicurezza, Tim Barrow, dal primo ministro, Rishi Sunak, e infine dal ministro degli Esteri, David Cameron. Ha naturalmente ribadito che Israele ha diritto di difendersi, ma purché lo faccia nel rispetto del Diritto internazionale. Questa sosta è stata per Gantz un obbligo perché Hamas è il ramo palestinese della Confraternita dei Fratelli mussulmani, società segreta portata in grembo dall’MI6 britannico e seguita per decenni dal principe di Galles, oggi re Carlo III.

Il 7 marzo, durante il discorso sullo stato dell’Unione, il presidente Biden ha dichiarato: «Ai dirigenti di Israele dico: l’aiuto umanitario non può essere questione secondaria o moneta di scambio. Proteggere e salvare vite innocenti deve essere una priorità. Riguardo al futuro, l’unica vera soluzione è quella a due Stati. Lo dico in quanto alleato di lunga data di Israele e in quanto unico presidente americano ad aver visitato Israele in tempo di guerra. Non c’è altra via per garantire la sicurezza e la democrazia di Israele. Non c’è altra via per garantire ai palestinesi di vivere in pace e con dignità. Non c’è altra via per garantire la pace tra Israele e i Paesi arabi vicini, compresa l’Arabia Saudita» [12].

Durante il massacro di Gaza molti dirigenti del Medio Oriente allargato, prima favorevoli alla Confraternita dei Fratelli Musulmani, hanno iniziato a interrogarsi su Hamas. Se si poteva capire che i Fratelli, ipocritamente in nome dell’islam, combattessero i sovietici, poi i laici Muhammar Gheddafi e Bashar al-Assad, come spiegarsi che abbiano condotto un’operazione di cui sapevano che ne avrebbe pagato il prezzo solo una popolazione mussulmana? Il primo a reagire è stato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che ha revocato la cittadinanza turca alla Guida suprema della Confraternita, l’egiziano Mahmud Huseyin, cui egli stesso l’aveva concessa due anni prima. Questo non significa che Erdogan abbia abbandonato l’ideologia dell’islam politico, ma che tenta di dissociarla dal colonialismo anglosassone, a immagine di ciò che propone il Fratello Mahmoud Fathi.

Per 75 anni gli Occidentali hanno imposto la loro volontà alle ex colonie del Medio Oriente Allargato, sia attraverso l’intermediazione degli jihadisti, sia direttamente con i loro eserciti. Sostenendo per quattro mesi i massacri perpetrati dai fascisti ebrei del gruppo Jabotinsky-Netanyahu, gli Occidentali hanno perso il loro ascendente. Indipendentemente da cosa diventerà Israele, sia esso guidato da Benny Gantz e Yair Lapid o da Benjamin Netanyahu e Itamar Ben-Gvir, la forza di Israele, fondata sull’incompatibilità degli ebrei con il fascismo, è crollata. Sarà allora possibile riesumare tutti i crimini commessi da questo gruppuscolo per conto della Cia durante la guerra fredda: in Medio Oriente, in Africa e in America Latina.

Traduzione
Rachele Marmetti

[1Bombe e aiuti umanitari dagli USA su Gaza”, di Manlio Dinucci, Rete Voltaire, 9 marzo 2024.

[2Il velo si squarcia: le verità nascoste di Jabotinsky e Netanyahu”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 23 gennaio 2024.

[3A Gerusalemme la “Conferenza per la vittoria di Israele” minaccia Londra e Washington”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 13 febbraio 2024.

[8«Open letter on journalists in Gaza», Committee to Protect Journalists, February 29, 2024.

[9L’Incredibile menzogna, di Thierry Meyssan, Fandango edizioni, 2002; Il Pentagate, di Thierry Meyssan, Fandango edizioni, 2003.

[10È agli Straussiani che la Russia ha dichiarato guerra”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 7 marzo 2022.

[11Il colpo di Stato degli straussiani in Israele”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 7 marzo 2023.

[12State of the Union Address”, by Joseph R. Biden Jr. , Voltaire Network, 7 March 2024.