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Pseudo-rivelazioni del New York Times, i nazisti si erano rifugiati negli Stati Uniti

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E’ ormai una tecnica ben collaudata: la pubblicazione di un rapporto confidenziale serve a nascondere la verità che si sarebbe dovuta illuminare.

Così, il New York Times ha appena pubblicato "una" relazione del Dipartimento di Giustizia USA, tenuta segreto per quattro anni, realtiva ai criminali di guerra nazisti rifugiatisi negli Stati Uniti.

Il rapporto prende in esame decine di casi e fornisce su di loro dettagli capaci di turbare gli spiriti, come la conservazione di un scalpo di Joseph Mengele che ha consentito l’identificazione del DNA.

Nel merito, la pubblicità data a questo rapporto è destinato, principalmente, a presentare come una serie di singoli casi, ciò che è stata una politica sistematica, come hanno dimostrato da tempo molti storici.

Il Pentagono e la CIA, da un lato riciclarono molti scienziati nazisti (Operazione Paperclip), alcuni dei quali hanno proseguito impunemente i programmi di ricerca con metodi criminali (in particolare per quanto riguarda la guerra biologica e chimica), e d’altra parte, hanno reclutato molti criminali nazisti per reprimere con tutti i mezzi i loro oppositori politici nel mondo (Operazione Condor, per esempio).

Da parte sua, anche l’Unione Sovietica utilizzò scienziati nazisti, ma solo per il breve periodo del trasferimento di tecnologia. Mosca non ha mai permesso una ricerca che utilizzasse i metodi criminali ed espulse tutti questi scienziati dopo tre anni. L’Unione Sovietica non ha mai fatto ricorso ai criminali nazisti per attuare la repressione politica.

E siccome si trattava di un sistema, la presenza dei nazisti nel sistema imperiale degli Stati Uniti è stato prolungata, per varie generazioni. Così, nel 1986-87, George H. Bush (il padre) e Ronald Reagan si erano circondati di consiglieri politici nazisti riunitisi nel Republican Heritage Groups Council. Più recentemente, l’amministrazione Clinton e W. Bush (il figlio) hanno utilizzato i figli di questi consulenti per controllare diversi governi in Europa centrale e orientale. Così, il nazista ucraino Lev Dobriansky era un consigliere di Reagan e ambasciatore alle Bahamas, mentre la figlia Paula Dobriansky, notoriamente collegata alla CIA, fu incaricata dal Dipartimento di Stato, di piazzare la seconda generazione nei governi dell’Europa orientale nell’era post-sovietica. Questi sono gli individui che hanno installato le prigioni segrete della CIA, la cui esistenza è stata rivelata dal Consiglio d’Europa e dove si praticava la tortura.

La relazione viene utilizzata anche per diffondere voci, vale a dire accuse non provate, forse vere, forse false. Quindi, "conferma" la colpa delle banche svizzere nel furto dei conti bancari delle vittime del nazismo... ma non ha fornito prove a sostegno di questa presunta "conferma". Fino a prova contraria, questo furto non è che una leggenda utilizzata dalle organizzazioni sioniste per estorcere denaro alle banche svizzere.

Ancora una volta, ciò che ci viene presentato dalla stampa dominante, come un atto di trasparenza sul passato, è parte integrante di una manipolazione in corso.


- “Nazis Were Given ’Safe Haven’ in US, Report Says”, Eric Lichtblau, The New York Times, 13 novembre 2010.
- Versione integrale del documento Accountability in the Aftermath of the Holocaust sul sito web del New York Times
- Versione declassificata dopo essere stato censurata, formita al National Security Archive Institute (Georgetown University)

Bibliografia
- Secret Agenda: The United States Government, Nazi Scientists, and Project Paperclip, 1945 to 1990, Linda Hunt (St Martin Press, 1991). Versione francese L’Affaire Paperclip - La récupération des scientifiques nazis par les Américains 1945-1990, Linda Hunt (Stock, 1995).
- Operación Cóndor, Pacto criminal, della nostra collaboratrice Stella Calloni (Fondo Cultural del ALBA, 2006)
- A proposito di accuse infondate rivolte contro le banche svizzere, leggi: L’industria dell’Olocausto: riflessioni sullo sfruttamento della sofferenza ebraica di Norman G. Finkelstein (Rizzoli, 2004).

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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