L’ex inviato speciale del presidente Donald Trump per la Siria e contro Daesh, James Jeffrey, a una settimana dalla rimozione dall’incarico ha concesso un’intervista a Defense One [1] ove spiega di aver battagliato aspramente per mantenere le truppe d’occupazione in Siria e dichiara di aver mentito, insieme a generali del Pentagono, sul numero dei soldati presenti in Siria: Trump aveva acconsentito a lasciarvi 200 soldati per prevenire attacchi a pozzi di petrolio, Jeffrey e il Pentagono ne hanno fatti rimanere 900, in postazioni dislocate in tutto il Paese.

Secondo nostre informazioni, metà delle entrate di questi pozzi è stata ceduta ai mercenari kurdi del Pentagono, l’altra metà è stata invece accantonata per operazioni segrete della CIA nel mondo, ossia per operazioni non finanziate ufficialmente, quindi non controllate né dal Congresso né dalla Casa Bianca.

James Jeffrey, che è stato vice-consigliere nazionale per la sicurezza del presidente George Bush figlio, è un repubblicano che si oppone al presidente jacksoniano Trump. È uno dei firmatari della lettera aperta in cui il personale repubblicano della sicurezza nazionale invita a votare per il democratico Joe Biden [2].

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo

[1] “Outgoing Syria Envoy Admits Hiding US Troop Numbers; Praises Trump’s Mideast Record”, Katie Bo Williams, Defense One, November 12, 2020.

[2] “A Statement by Former Republican National Security Officials”, Voltaire Network, 20 August 2020.