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Il 1 maggio 2009, la segretaria di stato Hillary Clinton denuncia la costruzione da un’enorme ambasciata iraniana a Managua, all’epoca del suo intervento al Dean Acheson Auditorium (foto),: Michael Gross/State Department.

Anche se il complesso militar-industriale e i militari degli Stati Uniti hanno rivisto il loro approccio sulla questione delle armi dell’Iran, specialmente dopo il rapporto Baker-Hamilton e la "rivolta dei generali” [1], i neo-conservatori (israeliani e anglo-sassoni) hanno inasprito le campagne mediatiche contro l’Iran.

L’opinione pubblica occidentale è stato ampiamente intossicata e oggi crede fortemente che il presidente Ahmadinejad non vuole finirla con l’apartheid in Palestina, ma con gli israeliani [2], o che egli cerchi di avere la bomba atomica, anche se l’Imam Khomeini aveva dichiarato che le armi di distruzione di massa sono contrari ai valori dell’Islam.

Nel giugno 2009, l’opinione pubblica occidentale si era convinta che l’Iran sia una dittatura clericale che ha manipolato le elezioni presidenziali e represso nel sangue delle manifestazioni, mentre vi assiste a una prova di forza all’interno della classe dirigente dove l’alta borghesia, tra cui l’alto clero attorno l’ayatollah Rafsanjani, supportato dagli anglo-sassoni ha cercato di rovesciare il partito populista degli ex combattenti nella guerra contro l’Iraq, protetto dalla Guida Suprema [3]. Tuttavia, un nuovo fronte nella guerra contro la verità è stato aperto dai neo-cons: La "Connection iraniana" in America Latina.

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Il presidenti iranico e venezuelano, Mahmoud Ahmadinedjad e Hugo Chávez.

Sappiamo che il blocco dei rivoluzionari latino-americani (Cuba, Bolivia, Ecuador, Honduras, Nicaragua, Santo Domingo, Venezuela) e il blocco rivoluzionario del Medio Oriente (Iran, Resistenza Libanese, resistenza palestinese, Siria) si sono avvicinati per aggirare le restrizioni imposte su di essi da parte degli Stati Uniti e creare delle istituzioni internazionali alternative a quelle controllate da Washington. Il lavaggio del cervello consiste nel fare credere che gli Stati e i gruppi politici che si muovono sulla base della politica del movimento dei paesi non allineati, abbiano un piano espansionista e un ordine del giorno militare nascosto.

Il ballon d’essai è la campagna lanciata da un articolo del columnist argentino che vive negli Stati Uniti, Andrés Oppenheimer, del Miami Herald [4]. Secondo il giornalista, che ha commentato la visita del Presidente Ahmadinejad in America Latina, l’Iran non solo cerca di rompere il suo isolamento diplomatico, ma anche di esportare la sua ideologia "fascista" (sic), per contrastare gli Stati Uniti al. Per inciso, Oppenheimer critica la presenza di oscuri diplomatici iraniani in America Latina, tra cui il Nicaragua.

Lo scoop è tanto più sorprendente poiché proviene da un giornalista che ha costruito la sua reputazione sulla rivelazione dell’Irangate, quando l’amministrazione Reagan ha sostenuto la Contras in Nicaragua, all’insaputa del Congresso, attraverso una complessa operazione Israeliana, che ha fatto la fortuna personale dell’ayatollah Rafsanjani. Questa storia avrebbe potuto passare inosservata se fosse stata trasmessa nel corso di una audizione al Congresso di Nancy Menges. Questa "esperta" era stata invitata dal senatore Eliot Engel per testimoniare, il 5 marzo 2008, in merito agli sviluppi a Cuba, dopo la malattia di Fidel Castro. Fu presentata al parlamento come un membro del Center for Security Policy, il think tank dei falchi di Washington [5]. Quelli che conoscono il microcosmo Washingtoniano sanno che, nonostante la differenza di età, è la vedova di Costantino Menges. Questo personaggio pittoresco è stato il direttore per l’America Latina della CIA e consigliere di Ronald Reagan. Il suo nome resta particolarmente legato al sostegno ai Contras in Nicaragua e all’invasione di Grenada. La signora Menges mantiene alta la memoria del marito e ha continuato la pubblicazione della sua newsletter, Americas Report.

La signora Menges ha assicurato i suoi ascoltatori che non dovrebbero gioire troppo velocemente della malattia del Comandante Castro, la Cuba socialista è stata sostituita dal Venezuela Bolivariano, tra gli incubi del "mondo libero". Peggio ancora, Hugo Chávez avrebbe aperto le porte del continente alla guerriglia islamista rivoluzionaria iraniana, di Hezbollah ed Hamas. Dopo aver evocato tutti i tipi di voci spaventose, compresa l’eventuale fornitura di uranio del Venezuela e della Bolivia all’Iran o la possibile influenza dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion su Hugo Chávez, Nancy Menges ha affermato:
"La presenza iraniana può essere trovata anche in Nicaragua. L’Iran ha recentemente istituito una enorme ambasciata a Managua. I diplomatici che hanno l’immunità vanno e vengono e l’edificio è protetto da qualsiasi tipo di spionaggio. Non vi è alcun controllo sulla circolazione dei diplomatici iraniani. A metà del 2007, si è scoperto che [il presidente] Ortega ha autorizzato 21 iraniani a entrare nel paese senza visto. Ciò dimostra chiaramente che il regime di Ortega, come quello di Chavez, non controlla chi entra nei loro rispettivi paesi. Questo può avere gravi conseguenze sulla sicurezza della nostra regione." [6]

Quando Nancy Menges si è presentata in Aula, il suo amico Michael Rubin ha pubblicato una breve relazione per l’American Enterprise Institute, dal titolo L’ambizione globale dell’Iran [7]. Rubin è stato consulente del Segretario della Difesa Donald Rumsfeld per l’Iraq e l’Iran. Ha partecipato attivamente alla costruzione dell’intossicazione che è servita a giustificare l’invasione dell’Iraq, poi è entrato a far parte della dirigenza dell’Autorità provvisoria della coalizione. Ha lottato per l’ampliamento della prima guerra contro la Siria e contro l’Iran, e sostenuto pubblicamente l’assassinio dei loro presidenti.

Rivolgendosi ad un pubblico ignorante di storia del Medio Oriente, Michael Rubin ha contribuito a sviluppare il mito di un Iran espansionista. In questo breve documento, che accumula voci raccolte qui e là, allo scopo di demonizzare l’Iran. Tra queste, riprende a suo modo lo scoop di Oppenheimer: "L’ambasciata iraniana a Managua è ora la più importante missione diplomatica della città" [8].

Questo, che non è altro che uno "scoop" giornalistico o un "informazione" degli esperti, diventa la verità ufficiale, quando il Segretario di Stato Hillary Clinton l’ha confermato. Durante la sessione per le domande e le risposte con il personale del Dipartimento di Stato per il giorno degli affari esteri, il 1° maggio 2009, ha detto: "Non credo che nel mondo di oggi, che è multipolare, mentre dobbiamo competere [in America Latina] con almeno i russi, cinesi e iraniani, che sia nel nostro interesse voltare le spalle agli Stati della nostra regione (...) Noi cerchiamo di capire come trattare con [il Presidente] Ortega. Gli iraniani stanno costruendo una grande ambasciata a Managua e si può immaginare il motivo." [9] In breve, dobbiamo trovare una soluzione prima che la rivoluzione islamica non si sia installata alle porte degli Stati Uniti.

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Il presidenti iranico e nicaraguense, Mahmoud Ahmadinejad e Daniele Ortega.

Subito, tutti le reti degli Stati Uniti organizzano dei talk show, dove si disserta delle azioni militari segrete della Guardia rivoluzionaria iraniana che non mancheranno di fomentare dopo aver imposto il loro quartier generale a Managua.

Il rappresentante repubblicano della Florida, Connie Mack, ha dichiarato in una tele-conferenza organizzata dal Progetto Israele, il 1° giugno 2009 [10]: "La crescente influenza iraniana in America Latina mi ricorda il rapporto tra Russia (sic) e Cuba, quando abbiamo avuto a che fare con la crisi dei missili" [11].

Patatrac! Nella sua edizione del 13 luglio 2009, il Washington Post rivela che la costruzione della mega-ambasciata iraniana non c’è mai stata [12]. Non si trattava di una esagerazione o di una deformazione, ma di pura invenzione. L’Iran ha aperto negli ultimi anni 6 nuove ambasciate in America Latina, in aggiunta alle precedenti 4. Ciò fa in totale 10 su 33 Stati latinoamericani. A Managua, l’Iran è rappresentato da un ambasciatore. Vive con sua moglie in un appartamento in affitto. Nessuna traccia di "oscuri diplomatici che vanno e vengono”, e neanche di un consigliere militare. Vi è stato un progetto per costruire una piccola villa come ambasciata, ma è stato rapidamente abbandonato per mancanza di finanziamenti. I rapporti politici tra il Nicaragua e l’Iran sono eccellenti, ma gli scambi economici sono inesistenti a causa del persistente debito nicaraguense di 160 milioni di dollari.

Pressato dalle domande, il portavoce del Dipartimento di Stato, Ian Kelly, ha dovuto battere in ritirata. Piuttosto che riconoscere l’errore della signora Clinton, s’è felicitato per la buona notizia dell’assenza di una mega-ambasciata iraniana a Managua; anche se gli Stati Uniti non possano dare consigli a nessuno in termini di dimensioni delle proprie rappresentanze diplomatiche [13]. E quando gli è stato chiesto presso quale fonte la segretaria di Stato ha tratto le informazioni false, Mr. Kelly ha cercato di deviare su un universitario statunitense detenuto in Iran. Dopo tutto, indipendentemente dalla veridicità di ciò di cui vengono accusati, è importante ribadire che gli iraniani sono pericolosi.

Da quando George Bush denunciava un immaginario patto militare anti-Stati Uniti tra Iran, Iraq e Corea del Nord, l’’asse del male", i leader politici a Washington sono cambiati, ma non nei metodi.

Documenti allegati


Iran’s Global Ambition, par Michael Rubin (American Enterprise Institute).


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Traduzione di Alessandro Lattanzio (Eurasia).

[1] «Washington décrète un an de trêve globale», di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 3 dicembre 2007

[2] «Comment Reuters a participé à une campagne de propagande contre l’Iran», Réseau Voltaire, 14 novembre 2005.

[3] «Iran : la balla dell’ "elezione rubata"», di James Petras http://www.voltairenet.org/article1...; «La CIA e il laboratorio iraniano», «Perché dovrei disprezzare la scelta degli Iraniani ?» e la «Fallisce in Iran la "rivoluzione colorata"», di Thierry Meyssan; Réseau Voltaire, 17, 19, 21, 24 giugno 2009.

[4] «Beware Iran in Latin America», Andres Oppenheimer, Miami Herald, 30 settembre 2007.

[5] «Les marionnettistes de Washington», di Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 13 novembre 2002.

[6] "La presenza dell’Iran può essere sentita in Nicaragua. L’Iran ha recentemente istituito un enorme ambasciata a Managua. Diplomats have immunity coming and going and the building is protected from espionage. C’è un viavai di diplomatici con l’immunità e l’edificio è protetto dallo spionaggio. Non vi è alcun controllo sui movimenti di diplomatici iraniani. A metà 2007 si è scoperto che Ortega aveva consentito a 21 iraniani di entrare nel paese senza visto. Ciò dimostra chiaramente che il regime di Ortega, come Chavez, non controlla chi entra nei rispettivi paesi. Ciò potrebbe avere gravi implicazioni per la sicurezza della nostra regione". Testo integrale.

[7] Cfr. documento allegato.

[8] « Iran’s embassy in Managua is now the largest diplomatic mission in the city. »

[9] I don’t think in today’s world, where it’s a multipolar world, where we are competing for attention and relationships with at least the Russians, the Chinese, the Iranians, that it’s in our interest to turn our backs on countries in our own hemisphere (…) We are looking to figure out how to deal with Ortega. The Iranians are building a huge embassy in Managua, and you can only imagine what it’s for. » Testo integrale.

[10] «Venezuela and Iran: The Case for Concern», registrazione integrale in MP3.

[11] « The growing influence of Iran in the Western Hemisphere reminds me of the relationship between Russia and Cuba when we dealt with the Cuban missile crisis ».

[12] “Iran’s Invisible Nicaragua Embassy. Feared Stronghold Never Materialized”, di Anne-Marie O’Connor e Mary Beth Sheridan, Washington Post, 13 luglio 2009.

[13] Testo integrale della conferenza stampa del Dipartimento di Stato, 13 luglio 2009.