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La chancelière fédérale Angela Merkel présidant une remise de prix à la Fondation Bertelsmann (2007).

La creazione di un grande mercato transatlantico per il 2015 è la grande ambizione dei dirigenti europei e Stati Uniti. Dopo la visita del Presidente Obama in Europa, in occasione del vertice UE/Stati Uniti, il Parlamento europeo ne ha approfittato per adottare il 26 marzo 2009 una risoluzione che chiama ad attuare con successo questo mercato transatlantico. È anche chiamato “ad un “rafforzamento del coordinamento tra le istituzioni monetarie europee ed americane” [1]. In realtà, queste dichiarazioni sono soltanto il seguito logico dei lavori a monte della Fondazione Bertelsmann. L’ambizione è di arrivare a un solo mercato unico transatlantico le cui conseguenze riguarderanno i francesi e tutti i popoli d’Europa.

Verso un vasto mercato euro-americano

I lavori controllati dalla Fondazione Bertelsmann vanno molto lontano. In effetti, i suoi dirigenti spingono alla creazione di un vero blocco economico, un “G-2” [2] euro-americano ancora più strutturato del G-7 (o G-8 includendo la Russia) che raccoglie le più grandi potenze industriali. Come sottolinea Werner Weidenfeld: “I dati economici parlano da soli. Più del 50% dei redditi delle società americane derivano dal mercato europeo. L’Europa resta il partner più importante del mondo degli affari americano. Le imprese europee garantiscono più di uno milione di occupazioni nella sola California. Gli investimenti europei in Texas superano tutti gli investimenti americani in Giappone. Dalle due coste dell’Atlantico, più di 12,5 milioni di persone vivono dei legami economici transatlantici” [3].

Questa volontà di favorire questo blocco economico euro-americano è il mezzo per garantire la stabilità economica mondiale, secondo questi esperti. Indirettamente, è anche un modo di garantire una preminenza su paesi emergenti, in primo luogo la Cina. Di conseguenza, il gruppo “economia, commercio e finanze” raccomanda l’istituzionalizzazione di un vero strumento, il “Trade G-2” (“commercio G-2”) [4], alfine di evitare colpi in seno a questa Comunità economica euro-americana [5]. Per attuare con successo questo matrimonio, questi esperti incoraggiano gli Stati Uniti a condividere la loro leadership con il loro partner europeo in settori in cui esiste una certa parità di potenza commerciale. L’obiettivo non dichiarato è anche di evitare una perdita di potenza con confronti inutili che nuocerebbero al blocco atlantico e lo indebolirebbero di fronte alla concorrenza asiatica o indiana. In compenso, si sottolinea che questa situazione può veramente vedere il giorno soltanto se gli europei arrivano ad organizzarsi per poter parlare unanimemente [6]. Queste direttive che emanano da questi vari esperti nel quadro dei seminari organizzati da Bertelsmann hanno assunto forma durante il 1° semestre 2007 in occasione della presidenza tedesca dell’Unione europea. In effetti, si è deciso di creare nell’aprile 2007 “il Consiglio economico transatlantico” (il CET, Transatlantic Economic Council, TEC) [7] in occasione del vertice Unione europeo-Stati Uniti a Washington per rafforzare l’integrazione economica transatlantica. Il CET che è la trascrizione del Trade G-2 (“commercio G-2”) derivato dalle deliberazioni della Fondazione Bertelsmann ha aperto la sua prima seduta il 9 novembre 2007. Copilota da parte del vicepresidente della Commissione europea, Gu!nter Verheugen legato a Bertelsmann, e Allan Hubbard, direttore del Consiglio economico nazionale, le discussioni del CET hanno riguardato “le possibilità di ridurre gli ostacoli al commercio ed agli investimenti transatlantici” [8]. Successivamente, la seconda seduta del CET tenuta a Bruxelles, il 13 maggio 2008, alla vigilia del vertice Unione europeo-Stati Uniti del giugno 2008, non ha fatto che approfondire una politica preparata da tempo [9]. Essa continua nel quadro monetario.

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Cet ouvrage est recommandé par la librairie du Réseau Voltaire.

In effetti, con la creazione della moneta unica europea, il dollaro costeggia un’unità monetaria che rappresenta un polo economico importante. È per questo che i partecipanti invitano fortemente i dirigenti delle due economie ad intendersi per permettere la creazione di una “arena monetaria”: “Più fondamentalmente, gli Stati Uniti e l’Unione europea sono non soltanto le due potenze economiche eccellenti ma anche i rappresentanti delle due principali valute mondiali. L’euro si è già imposto come una valuta internazionale di primo piano e disputerà sempre più il primato monetario al dollaro. Le fluttuazioni nei tassi di avvicendamenti euro-dollaro hanno conseguenze importanti per tutti i paesi del mondo. Ciò richiede dunque la formazione di una arena monetaria per il G-2 quanto più rapidamente possibile (nota: avviso in filigrana di una valuta transatlantica). La Riserva federale [10] e la Banca centrale europea che sono tutte e due indipendenti dai loro rispettivi governi, dovrebbero riuscire a creare la loro relazione nell’ambito del G-2” [11].

In realtà, gli autori di questi lavori ricordano che i continenti si dotano di valute regionali. È un fatto per l’UE con l’euro mentre l’alter ego americano prevede di dotarsi di una moneta unica, l’amero [12] e di una banca centrale Nord-americana [13]. Il fenomeno è lo stesso con la creazione dell’Unione delle nazioni del Sudamerica (UNASUR), nel maggio 2008, che prevede la creazione di una sola valuta per il continente sud-americano inquadrata dall’equivalente di una Banca centrale sud-americana, il tutto sotto l’egida di un parlamento unico [14]. Oltre a quest’aspetti economici e monetari, questi autori insistono anche sulla necessità di controllare problemi come l’energia (stabilizzazione dei prezzi), l’ambiente (argomento sensibile che permette l’instaurazione di un’organizzazione mondiale dell’ambiente e delle costrizioni sulla vita dei privati e delle imprese) e le emigrazioni (a causa degli spostamenti di popolazioni e delle conseguenze sull’economia). Per questi esperti il regolamento di questi argomenti in concertazione da ambo le parti dell’Atlantico persegue sempre lo stesso obiettivo, creare un polo più stabile possibile per fare peso e tenere la bandiera alta di fronte agli altri blocchi politico-economici. Come conclusione, questi esperti ricordano la necessità di una rifusione del sistema: “La strategia del G-2 potrebbe condurre l’alleanza transatlantica verso una coesione ed un’elasticità che è così determinante per la pace e la prosperità per quasi 800 milioni di persone che abitano questa parte del mondo” [15].

In realtà, queste raccomandazioni sono un tentativo di garantire al blocco euro [16] - americano la possibilità di essere il primus inter pares di fronte alla costituzione di grandi poli politico-economici Sud-americano o asiatico. A condizione di arrivare a termine, quest’associazione non sarebbe una relazione tra uguali. Le élites anglosassoni dallo spirito apolide resterebbero i padroni di quest’opera di partenariato che può instaurarsi soltanto dopo confusioni finanziarie, economiche e sociali maggiori [17].

Documenti allegati


From Alliance to Coalitions: The Future Of Transatlantic Relations (versione inglese integrale).

NB. La copertina di questo libro è illustrata da un fotomontaggio unendo le bandiere degli Stati Uniti, della Germania e dell’Unione europea con l’edificio del Reichstag sullo fondo; In psicologia, si definirebbe questa rappresentazione come “un atto mancato”.


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Articolo tradotto per risorsetiche.it da Damir.

[1] “Risoluzione del Parlamento europeo sullo stato delle relazioni transatlantiche dopo le elezioni che hanno avuto luogo negli Stati Uniti”, rete Voltaire, 26 marzo 2009.

[2] From Alliance to Coalitions - The Future of Transatlantic Relations, collettivo, Bertelsmann Foundation Publishers (2004), p. 14. Questo libro è completamente scaricabile su questa pagina.

[3] Ibid., p. 34.

[4] Ibid., p. 53.

[5] E’ tutta la sfida dei lavori del Transatlantic Policy Network (TPN, rete politica transatlantica) che riunisce membri del Parlamento europeo (l’ex presidente della Commissione degli affari esteri del Parlamento europeo, Elmar Brok, ed ex dirigente di Bertelsmann, come pure il deputato socialista tedesca, Erika Mann) e rappresentanti del congresso degli Stati Uniti. Sostenuto in maniera massiccia da imprese sopranazionali (Microsoft, IBM, Siemens, Deutsche Bank, Nestlé, Bertelsmann,…) e di numerosi think tanks (Council on Foreign Relations, Brookings Institution, Center foro Strategic and International Studies, ecc.), ricordiamo ancora una volta il fatto indispensabile da prendere in considerazione che la TPN raccomanda l’instaurazione di un blocco euro-americano integrato su un periodo di dieci anni (2005-2015) nei settori economici, difesa e sicurezza, politica ed istituzionale, Cf. La decomposizione delle nazioni europee, pp. 137 a 143.

[6] Si comprende meglio la volontà selvaggia degli europeisti di stabilire una costituzione per tutta l’Europa. Nel quadro dei seminari organizzati dalla fondazione Bertelsmann, lo statunitense Fred Bergsten, direttore del’Institute for International Economics et l’Allemand Caio Koch-Weser, segretario di Stato al ministero delle finanze del governo Schröder, membro del comitato amministrativo della fondazione Bertelsmann fino al 2007 e presidente del Comitato economico e finanziario (CEF) dell’UE fino al 2007, è all’origine dei lavori per favorire l’emergenza di un G-2.
Ritengono che la sua creazione sia condizionata in funzione di quattro ragioni:
1) Si tratta di creare una base comune tra gli Stati Uniti e l’Unione europea che si sostituisce ai legami stretti che derivano dalla guerra fredda.
2) Gli Stati Uniti come superpotenza unica avrebbero tendenza a cadere più facilmente nell’unilateralità. In compenso, l’Unione europea assorbita dalla sua evoluzione istituzionale interna scivolerebbe più facilmente verso una forma d’egocentrismo, non che cerca di impegnarsi in gran parte nell’esame dei problemi mondiali. Un’interdipendenza economica tra i due blocchi agirebbe, secondo questi esperti, come un antidoto a profitto degli Stati Uniti e dell’Unione europea. L’eccesso dell’unilateralità statunitense sarebbe rallentato dall’alleato europeo. Per contro, l’Unione europea si vedrebbe costretta ad uscire dalla gestione dei suoi problemi interni per ristabilire l’equilibrio (nota: È l’applicazione del principio Hegeliano: tesi - antitesi… sintesi).
3) A causa della moltitudine crescente di stati e della varietà dei problemi nel mondo, questo blocco euro-americano agirebbe come uno stabilizzatore che permette di controllare l’economia mondiale.
4) Anche se legami economici importanti si sono tessuti da ambo le parti dell’Atlantico da molti decenni, si tratta di un certo modo di istituzionalizzare questa relazione sul modello della NATO nel settore militare, in From alliance to coalitions – The future of transatlantic relations, op. cit, pp. 238 à 240.

[7] Il TEC dell’aprile 2007 è soltanto il seguito di un lungo elenco che si aggiunge a diversi documenti che rafforzano l’integrazione economica transatlantica: “Dichiarazione transatlantica” (1990), “il nuovo ordine del giorno transatlantico" (1995), “il partenariato economico transatlantico” (1998), “una strategia per rafforzare il partenariato transatlantico” (2003), Cf. Il mercato irresistibile del nuovo ordine mondiale, p. 78 e s.

[8] “Il vicepresidente Verheugen presiede la prima riunione del Consiglio economico transatlantico del 9 novembre 2007”, comunicato stampa (ref. : IP/07/1662).

[9] L’8 maggio 2008, il Parlamento europeo ha adottato la risoluzione P6_TA (2008) 0192 che ratifica la creazione del Consiglio economico transatlantico (CET).

[10] Dalla sua creazione nel 1913, la FES è una banca privata che controlla l’emissione monetaria, indipendentemente dall’inquilino repubblicano o democratico della Casa-Bianca, per il più grande profitto delle oligarchie. Il suo primo presidente fu Paul Warburg (cittadino statunitense d’origine tedesca) che diresse anche il Council on Foreign Relations (CFR) alla sua creazione nel 1921. Paul Warburg era il fratello di Max Warburg (il ramo tedesco). Quest’ultimo finanziava la Paneuropa diretta da Richard de Coudenhove-Kalergi.

[11] From alliance to coalitions – The future of transatlantic relations, op. cit, p. 55.

[12] il nome di questa valuta non è ancora certo.

[13] Cf. Il mercato irresistibile del nuovo ordine mondiale, p. 87. Questa nuova valuta Nord-americana, poco importa il suo nome finale, deve applicarsi nel quadro di un blocco Nord-americano politicamente unificato che riunisce Stati Uniti, Canada e Messico. Il processo d’unificazione è stato lanciato nel marzo 2005 dal presidente Bush, il primo ministro canadese Paul Martin ed il presidente messicano Vincente Fox nel corso di una riunione a Waco (Texas) nel quadro di un “Partenariato Nord-americano per la sicurezza e la prosperità” (PSP). La crisi finanziaria e monetaria che scuote le borse mondiali e le economie dall’estate 2007 aiuterà a distruggere il vecchio mondo per tentare di instaurare nuove misure: nuove valute, nuovi standard, ecc. che permettono di creare una nuova architettura finanziaria, monetaria, politica e spirituale più conforme ai cannoni del pensiero del nuovo ordine mondiale. Le implicazioni politiche, economiche e geopolitiche di questi stravolgimenti negli Stati Uniti sono state descritte con molte precisazioni dall’americano Jerome R. Corsi, The Late Great USA: NAFTA, The North American Union, and the Threat of a Coming Merger with Mexico and Canada, WND Books, los Angeles, 2007, rivisitato nel 2009. Nei tentativi di instaurare un quadro transatlantico unificato, un’integrazione monetaria risulterà necessaria conducendo alla creazione di una sola e stessa valuta euro-atlantica (una valuta transatlantica). Tuttavia, la finalità di tutte queste misure sono di riuscire a creare una valuta mondiale come lo chiedeva già H.G Wells nel suo libro La distruzione liberatrice nel 1914.
Questa missione di estensione è stata presentata dalla rivista finanziaria britannica The Economist nel suo numero del 9 gennaio 1988. Presentando sulla copertura una fenice nascente a partire dalle fiamme che distruggono le vecchie valute, l’articolo intitolato “siate pronti per una valuta mondiale” afferma: “Tra 30 anni gli americani, i giapponesi, gli europei ed i popoli di altri paesi ricchi e di altri piuttosto poveri pagheranno probabilmente per fare le loro spese con la stessa valuta. I prezzi non saranno più designati in dollari, Yen o marchi tedeschi ma, dicono, in Phoenix. La Phoenix sarà preferita dalle imprese e gli acquirenti perché sarà più pratica delle attuali valute nazionali”. L’articolo precisa che questa nuova valuta mondiale deve nascere verso… 2018. Il The Economist ha ripetuto dieci anni più tardi sullo stesso filone in un articolo intitolato “Un mondo, una valuta” (“One World, one money") appaarso nel suo numero del 26 settembre 1998. Questi concetti d’unità monetaria mondiale sono stati proposti anche nella rivista del CFR nell’autunno 1984, Foreign Affairs, nell’articolo “Un sistema monetario per il futuro” (“A monetary system for the future”) sotto la penna dell’economista Richard Cooper. Già in occasione dei negoziati che conducono agli accordi di Bretton Woods nel 1944, vari progetti d’instaurazione di una valuta mondiale sono stati proposti. Così il rappresentante britannico John Maynard Keynes propose la creazione del “bancor” che deve essere emesso da un istituto sovrannazionale. Il suo omologo statunitense, Harry Dexter-White, difendeva il principio di un dollaro che si sostiene su una valuta mondiale chiamata “unitas”. Tuttavia, queste ambizioni che spingono alla creazione di un’unità monetaria mondiale erano troppo precoci rispetto alla situazione politica dell’epoca tanto più che ciò esigeva anche l’instaurazione di una politica monetaria mondiale sotto l’egida di una banca centrale universale. Tuttavia l’obiettivo resta lo stesso. Soltanto è stato differito. Fra tutti questi progetti, poco importa i nomi dati a questa valuta mondiale e la data prevista, questi esempi sottolineano la volontà delle élites oligarchiche di raggiungere questo vecchio ideale. In effetti, in un manifesto apparso in 1582, l’italiano Gasparo Scaruffi proponeva già di creare una valuta universale chiamata “alitinonfo”.

[14] Questa tendenza generalizzata alla creazione di unità monetarie continentali è stata trattata da Peter B. Kenen e Ellen E. Meade Regional monetary integration, Cambridge University Press, 2008.

[15] From alliance to coalitions – The future of transatlantic relations, op. cit, p. 57.

[16] Il presidente del European Council on Foreign Relations (l’equivalente ECFR europeo CFR degli statunitensi), Mark Léonard, ritiene che l’Unione europea non sia uno Stato e che la sua arma segreta sia nel diritto. Secondo lui, la forza dell’UE risiede nella sua capacità di mettere in linea diversi centri di potere uniti che agiscono su progetti comuni. Questi centri influiscono profondamente nell’organizzazione interna degli stati membri al punto da modificare radicalmente le loro strutture in tutti i settori. Qualsiasi tentativo di ritornare indietro risulta secondo lui impossibile. Questa “eurosfera”, secondo l’espressione di Mark Léonard, diventa un modello per il mondo intero. L’influenza sviluppata da questa “eurosfera” agisce su tutta la sua circonferenza geografica, cioè i paesi africani del Nord, del Vicino-Oriente, dell’Ucraina ecc. Così, l’emergenza di questo blocco europeo crea attorno a lui legami più o meno sviluppati in concorrenza anche con altri blocchi che cercano di garantirsi le loro zone di influenze. Questa configurazione non è senza ricordare 1984 di George Orwell dove il mondo diviso in tre blocchi (Oceania, Eurasia ed Estasia) si disputa delle zone di influenze situate alla loro periferia (delle “Marce” per riprendere un’espressione del medioevo) senza peraltro ottenere vittoria. La tensione permanente mantenuta dalle rivalità tra questi blocchi permette allo stesso tempo di instaurare misure liberticide a ciascuno di loro, cosa che sarebbe impossibile in una situazione di serenità come la espone ammirevolmente George Orwell. Questa descrizione orwelliana non è senza ricordare i contorni delle nostre società che vanno sempre più in questo senso.

[17] Le relazioni transatlantiche si sostengono sul partenariato privilegiato anglosassone che riunisce il Regno Unito, gli Stati Uniti ed il Canada. Questo partenariato si esercita nel quadro del “Comitato britannico-Nord-americano” (the British-North american Committee, le BNAC). Finanziato con l’Atlantic Council of the United States, le C.D. Howe Institute del Canada e British-North american Association del Regno Unito, quest’istituto fatto “banda a parte” rispetto all’altra che costituisce il cuore stesso del partenariato transatlantico.
In conclusione, possiamo precisare che le oligarchie finanziarie accaparrano il più possibile di metallo o/e di denaro metallico per costituire una consistenza di cassa metallica che permette di garantire la futura valuta mondiale.