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Rete Voltaire

Siria, retorica e verità

Da due settimane, la stampa internazionale è in fermento per via delle voci che annunciano l’inizio di un’operazione militare statunitense contro la Siria. Thierry Meyssan, che aveva denunciato una manipolazione del generale John Allen e dei suoi amici al fine di sabotare l’accordo USA/Iran, ritorna qui sull’assurdità di questa imputazione. Spiega perché il sostegno strategico della Russia e della Cina a una Siria laica non sia negoziabile.

| Beirut (Libano)
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Essayez avec cette orthographe : Le général John Allen à Aspen Security Forum Il generale John Allen al Security Forum di Aspen

Il 27 luglio, il New York Times ha annunciato la creazione di una zona di sicurezza in Siria da parte di Washington e Ankara per ospitare rifugiati siriani attualmente di stanza in Turchia [1]. Poco dopo, la Casa Bianca ha smentito tali informazioni. Ho spiegato in un precedente articolo che il quadro delle notizie del New York Times era stato intossicato sia dal generale John Allen, inviato speciale per la Coalizione Internazionale anti-Daesh, sia dal governo ad interim turco [2]. Ho ricordato che Allen aveva già partecipato ad altri due tentativi di sabotare la pace in Siria, nel giugno 2012 e nel dicembre 2014, e che il presidente Obama aveva cercato di farlo arrestare quasi tre anni fa, nel settembre 2012.

Numerosi commentatori hanno accostato questa notizia a un’altra, secondo la quale il Pentagono acconsente ormai a sostenere i suoi "ribelli moderati" quando siano attaccati, qualunque sia il loro aggressore. Hanno visto in ciò il lancio dell’attesissima campagna della NATO contro la Repubblica araba siriana.

Questa interpretazione è assurda e questi elementi devono essere interpretati in modo diverso.

Dichiarazioni contraddittorie e realtà sul campo

Si scopre che la coalizione si è impegnata a non colpire l’Esercito arabo siriano, ma solo Daesh - e ora anche al-Qa’ida - in Siria. Inoltre, essa trasmette in anticipo il piano di volo dei suoi bombardieri e le missioni delle sue truppe di terra allo stato maggiore dell’Esercito arabo siriano, attraverso i propri alleati curdi del PYG. In questo modo, la Coalizione si assicura in anticipo che i suoi aerei non siano abbattuti dai caccia siriani, ma che contribuiscano agli stessi obiettivi dell’Esercito arabo siriano senza doversi coordinare più di tanto.

Ufficialmente, i britannici e i francesi non sono partecipano alle operazioni in territorio siriano. Tuttavia sappiamo che ciò è falso. Sono mesi che queste nazioni bombardano Daesh in Siria. Pochi giorni fa, il ministro degli Esteri britannico è stato costretto ad ammettere la verità nella Camera dei Comuni [3]. Il suo omologo francese, che non è soggetto alle stesse pressioni politiche, continua a negare i fatti. Inoltre, i britannici hanno schierato 120 soldati delle truppe speciali SAS sul terreno per guidare gli attacchi aerei [4]. Poiché questo lavoro risulta particolarmente rischioso per degli stranieri che non conoscano il terreno, il Pentagono ha formato 60 "ribelli siriani moderati" per aiutarli. 54 sono entrati in territorio siriano e sono stati immediatamente attaccati da al-Qa’ida.

È assurdo pretendere che il Pentagono abbia formato questi 60 combattenti con lo scopo di sconfiggere le centinaia di migliaia di soldati dell’esercito arabo siriano e di rovesciare la Repubblica. La loro unica funzione è quella di partecipare alla coalizione anti-Daesh e la loro unica missione è quella di identificare a terra i bersagli per i bombardieri.

È vero, come ha osservato il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, che questo annuncio era mal formulato. Il portavoce della Casa Bianca avrebbe dovuto immaginare che sarebbe stato mal interpretato vista la volontà di una parte degli statunitensi e dei dirigenti francesi e turchi di entrare in guerra aperta contro la Siria. In pratica, ha preferito indurre in errore gli avversari dell’accordo USA/Iran.

Inoltre, il Pentagono allude a una situazione che si è presentata. I suoi 54 "ribelli moderati" sono stati attaccati da al-Qa’ida e li ha difesi. Ma negli ultimi mesi, la Francia, l’Arabia Saudita e la Turchia hanno tentato di riabilitare al-Qa’ida in Siria (Fronte al-Nusra) per farne un’alternativa accettabile a Daesh. Contrariamente alle conclusioni di parecchi commentatori, nel bombardare sia Daesh sia al-Qa’ida, cosa che risulta una novità, il Pentagono in realtà ha fatto il gioco della Repubblica araba siriana, conformemente al suo accordo con l’Iran.

Principi geostrategici

Ora andiamo a fondo della questione. Questa polemica, abilmente orchestrata dal generale Allen presso l’Aspen Security Forum e dalla Turchia mira a far credere a un cambiamento radicale nella politica americana. Washington, dopo aver lungamente esitato a impegnarsi in una guerra aperta contro la Siria, si sarebbe finalmente risolta a farla. La Siria verrebbe presto bombardata come a suo tempo la Libia e ci sarebbe finalmente sbarazzati del presidente Bashar al-Assad.

Se così fosse, saremmo entrati in piena Guerra mondiale.

Infatti, già quattro volte, la Russia e la Cina hanno opposto il loro veto al Consiglio di Sicurezza contro progetti di risoluzioni che autorizzavano o preparavano un attacco contro la Siria. Opponendo il loro veto, Mosca e Pechino non si sono accontentati di non sostenere queste risoluzioni. Sono entrati in conflitto diplomatico con gli autori di questi progetti. Hanno affermato di essere pronti a fare la guerra contro di essi, se fossero passati unilateralmente all’azione.

Il primo veto, il 4 ottobre 2011, sorprese Washington. Il secondo, il 4 febbraio 2012, la convinse a rinunciare ad agire in Siria come in Libia. La Francia, il Qatar e la Turchia hanno deciso di rilanciare la guerra e hanno presentato altri due progetti di risoluzione, il 19 Luglio 2012, e sulla questione dei crimini contro l’umanità attribuiti alla Repubblica, il 22 maggio 2014. Hanno dovuto subire gli stessi veti.

Le dichiarazioni francesi, secondo le quali i diplomatici turchi e del Qatar si dedicano a convincere i loro amici russi ad abbandonare Assad sono stupide e le recenti dichiarazioni di Barack Obama su un’evoluzione delle posizioni della Russia e dell’Iran non sono molto meglio. Per il resto, il Presidente degli Stati Uniti ha cercato, nel frattempo, di sedare gli oppositori dell’accordo che ha negoziato con l’Iran.

Ma noi qui non stiamo parlando di Iran. Unicamente di due membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, che si chiamano Russia e Cina.

Gli interessi russi e cinesi

La posizione di Mosca e Pechino non è una spacconata anti-occidentale, né una solidarietà tra dittature, come invece gli occidentali descrivono i regimi di tali Stati. È semmai una questione geostrategica che si inscrive in secoli di storia. Di certo non si tratta di materia in alcun modo negoziabile.

La presenza russa nel Mediterraneo e nel Vicino Oriente dipende da un regime che sia rispettoso della diversità religiosa a Damasco. Sarebbe impossibile in caso di una presa del potere da parte dei Fratelli Musulmani o di un altro gruppo islamista di questo movimento. Era già così all’epoca della zarina Caterina II, che affermava di vedere nella Siria la chiave del Vicino Oriente per la Russia ed è sempre così anche oggi con il Presidente Putin. Inoltre, i russi, che sono prevalentemente ortodossi e ne hanno sofferto, si sentono solidali con i cristiani siriani, a maggioranza ortodossi.

Certo, la Russia non è stata sempre in grado di difendere i propri interessi. Così ha rifiutato, nel 2005, la proposta siriana di occupare il porto di Tartus e 30 chilometri di costa per la sua flotta nel Mediterraneo:Damasco sperava così di impedire la guerra che Washington aveva cominciato a preparare ben prima della Primavera araba. Ma in quel momento, non aveva più una flotta nel Mediterraneo dopo il crollo dell’Unione Sovietica. Oggi ha recuperato, ha ricostituito la sua potenza marittima, e utilizza effettivamente il porto di Tartus.

Per svilupparsi, il commercio cinese suppone la messa in sicurezza di rotte continentali che colleghino la Cina al Mediterraneo. Nel Medioevo, i cinesi costruirono la "via della seta", che collegava la capitale dell’epoca, Xi’an, a Damasco. Gli Omayyadi, che fondarono la religione musulmana, vegliarono affinché fossero protette le altre religioni locali, ebraismo, mandeismo e cristianesimo. Quando estesero il loro potere in Asia centrale, fino allo Xinjiang, agirono in modo identico rispetto alle religioni dell’Estremo Oriente: erano certo ben lontani dal settarismo dell’Islam attuale. Ancora oggi, tutte le religioni pregano ogni giorno nella Grande Moschea di Damasco e uno dei suoi mosaici rende omaggio a una pagoda cinese. Per svilupparsi, la Cina attuale tenta di ricostruire delle "vie della seta". È per questo che ha appena fondato la Banca asiatica d’investimento (AIIB).

A scanso di errori, il sostegno strategico di Mosca e Pechino a Damasco non significa affatto che invieranno loro truppe per difendere il paese contro gli jihadisti che vi spargono il sangue. Non l’hanno fatto né lo faranno; solo che non lasceranno che le potenze occidentali usino i loro propri eserciti per distruggere la Repubblica araba siriana.

Da parte loro, gli Stati Uniti sono la potenza dominante globale, in quanto vincolano il commercio globale a svolgersi principalmente via mare e - con l’aiuto del Regno Unito - controllano e mettono in sicurezza tutti gli oceani. È per questo che Washington considera essenziale per il mantenimento del suo potere che siano sabotati i tentativi di creare rotte continentali [5]. Il caos in Iraq e la caduta di Palmyra tagliano la via di comunicazione da sud, mentre il caos in Ucraina tagliato la via da Nord.

Nel conflitto siriano, gli occidentali e le potenze del Golfo sostengono i Fratelli Musulmani, mentre la Russia e la Cina sostengono la Repubblica laica.

Le illusioni della Francia, dell’Arabia Saudita e della Turchia

Il governo turco, che non comprende davvero nulla di politica, ha tentato due volte di costringere gli Stati Uniti a entrare in guerra aperta. L’11 maggio 2013, ha denunciato un vasto attentato a Reyhanlı che ha attribuito ai servizi segreti siriani. Recep Tayyip Erdoğan si è precipitato dal Presidente Obama per lamentarsi. Ma questi era stato avvertito in anticipo dalla Cia che l’attacco che costò la vita a 51 turchi e ne ferì 140 era una messa in scena del Millî İstihbarat Teşkilatı (MIT), un’operazione sotto falsa bandiera dei servizi segreti turchi. Dopo, d’altronde, i responsabili sono stati costretti a dimettersi.

Erdoğan si è ripetuto quattro mesi più tardi organizzando, con l’aiuto dell’Eliseo, l’attacco chimico della Ghoutta, presso Damasco, il 21 agosto 2013. Furono immediatamente smascherati dall’MI6 britannico che si è affrettato ad avvisare i suoi amici statunitensi. A seguito di un’abile messa in scena alla Camera dei Comuni, Londra e Washington hanno lasciato soli Parigi e Ankara con i loro crimini e le loro fanfaronate.

Possiamo discutere sulle capacità dell’amministrazione Obama nel difendere la sua nuova strategia di alleanza con il clero sciita iraniano o di quelle dei suoi avversari statunitensi nel continuare la strategia straussiana di rimodellamento del "Medio Oriente allargato" e di caos generalizzato . Ma, in ogni caso, mai, né gli uni né gli altri, passerebbero da una guerra per interposti jihadisti a un conflitto classico. È assurdo immaginare che Washington vada a lanciarsi in una Terza guerra mondiale contro la Russia e la Cina con il solo scopo di sostituire il presidente Bashar al-Assad con i Fratelli Musulmani.

Traduzione
Matzu Yagi

Fonte
Megachip-Globalist (Italia)

[1] « Turkey and U.S. Plan to Create Syria ‘Safe Zone’ Free of ISIS », Anne Barnard, Michael R. Gordon & Eric Schmitt, The New York Times, July 27, 2015.

[2] “Clinton, Juppé, Erdoğan, Daesh e il PKK”, di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia), Rete Voltaire, 3 agosto 2015.

[3] “Regno Unito e Francia bombardano il Daesh in Siria”, Traduzione Alessandro Lattanzio, Rete Voltaire, 4 agosto 2015.

[4] “SAS dress as ISIS fighters in undercover war on jihadis”, Marco Giannangeli and Josh Taylor, Sunday Express, August 1, 2015.

[5] “The Geopolitics of American Global Decline”, by Alfred McCoy, Tom Dispatch (USA), Voltaire Network, 22 June 2015.

L’articolo è su licenza Creative Commons

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