La città di Manbij, nel governatorato di Aleppo, è stata occupata da Daesh dal 2014 al 2016, quando fu liberata dai kurdi filo-americani, sostenuti dalla Coalizione Internazionale.

A giugno 2018 gli Stati Uniti hanno affidato la gestione della città al Consiglio Militare di Manbij e hanno organizzato pattuglie congiuntamente alla Turchia.

Benché si richiamino al «municipalismo libertario» dell’anarchico statunitense Murray Bookchin, le autorità di Manbij hanno messo in atto una politica di kurdizzazione forzata della città. Nonostante la popolazione fosse inizialmente solo per un quarto kurda, il Consiglio Militare di Mandij vietò l’insegnamento in arabo e mise in atto una politica di discriminazione e spoliazione verso arabi, assiri e circassi.

Dopo l’annuncio del ritiro delle forze USA dalla Siria, la Turchia ha pianificato un’operazione militare contro i kurdi filo-americani che, non avendo ottenuto dalla Francia l’aiuto richiesto, si sono rivolti a Damasco. I kurdi filo-americani hanno chiesto che le truppe siriane si dispieghino inizialmente a Manbij, indi in tutto il nord-est della Siria, al di là dell’Eufrate.

Dei turcomanni si sono però espressi a favore della liberazione dalla dittatura dei kurdi filo-americani a opera della Turchia, non della Siria.

Il 28 dicembre 2018 l’Esercito Arabo Siriano è entrato a Manbij e vi ha issato la bandiera della Repubblica Araba Siriana.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo