Questo articolo è estratto dal libro Sotto i nostri occhi.
Si veda l’indice.

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Il 14 febbraio 2003, riallacciandosi alla tradizione gollista d’indipendenza della Francia, al Consiglio di Sicurezza, Dominique de Villepin si oppone alla volontà degli Stati Uniti di distruggere l’Irak.

Le “Primavere arabe” viste da Parigi

La politica estera della Francia, guidata in passato dalla visione strategica di Charles de Gaulle, pian piano cede il passo agli interessi economici. Dopo aver resistito all’imperialismo degli Stati Uniti, Jacques Chirac abbandona la battaglia mischiando affari di Stato e interessi personali. Nicolas Sarkozy si pone nell’orbita degli Stati Uniti, mentre en passant contratta per sé tutto ciò che può contrattare. Ma François Hollande fa di meglio, privilegiando quegli interessi privati che andranno a formare il nuovo partito della colonizzazione. Sempre in prospettiva economica, la Francia si mette al servizio, rispettivamente, di Turchia, Qatar e Arabia Saudita.

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Per Jacques Chiraq, Hafiz al-Assad era l’unico dirigente in grado di unificare il mondo arabo. Lo paragonava a Otto Bismark.

JACQUES CHIRAC, “L’ARABO”

Jacques Chirac nutre grandissima stima per Hafiz al-Assad. In lui intravede una personalità eccezionale, con una prospettiva decisamente positiva per il paese e la rispettiva regione.

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Secondo l’ammiraglio Pierre Lacoste, ex direttore della DGSE, fu il presidente Mitterrand a ordinare il mega attentato di Damasco, come ritorsione per l’uccisione dell’ambasciatore Delamare. L’operazione fu rivendicata dai Fratelli Mussulmani, che la realizzarono sotto il controllo di François de Grossouvre.

La Francia l’aveva contrastato durante alcune fasi della guerra civile libanese. Lo accusava pubblicamente di essere responsabile dell’assassinio dell’ambasciatore francese a Beirut, Louis Delamare (1981), subito seguito – come reazione – dall’attentato ordinato dal presidente François Mitterrand contro l’ufficio nazionale di leva militare a Damasco che provocò 175 morti.

Dopo la sconfitta della Siria da parte d’Israele nel 1967, Hafiz al-Assad aveva conquistato il potere facendo affidamento su sostenitori del Baath e avventurieri, tra cui suo fratello Rifaat, che divenne regolarmente compagno di golf di François Mitterrand e amico di Abdullah, futuro re dell’Arabia Saudita. Nel 1982, vivendo tra Francia e Siria, organizzò un attentato nella parigina Rue Marbeuf contro la rivista Al-Watan Al-Arabi che l’aveva criticato. La sua amicizia con il presidente Mitterrand contribuì a sviare le indagini della polizia. Al posto suo, fu il suo paese a essere accusato del crimine, così la Francia espulse due diplomatici siriani, tra cui il capo dell’intelligence Michael Qasua. Ma, alla fine, il caso non ebbe ripercussioni sulle relazioni tra i due Stati.

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L’attentato di Rue Marbeuf a Parigi fu ordinato da Rifaat al-Assad. Su pressione di Mitterrand, amico di Rifaat, fu a torto attribuito al diplomatico siriano Michel Kassoua (che fu espulso), poi al rivoluzionario Carlos (che fu condannato).

Jacques Chirac è l’unico capo di Stato estero a partecipare ai funerali di Hafiz al-Assad (2000). Mentre un movimento d’opposizione attraversa il paese, la Francia – che aveva scommesso sul vicepresidente Abdel Halim Khaddam in veste di suo successore – riconosce la nomina a futuro presidente del figlio, Bashar al-Assad, da parte del partito Baath.

In veste di mentore, Jacques Chirac – soprannominato l’“arabo”, essendo la sua autorità riconosciuta dai capi di Stato della regione – cerca di introdurre Bashar sulla scena internazionale, ma il giovane non ha alcuna intenzione di farsi comandare. Chirac apre trattative con il nuovo presidente affinché la Total possa sfruttare diversi giacimenti petroliferi siriani, ma al momento del bando ufficiale la proposta della Total si rivela palesemente svantaggiosa; eppure è sostenuta da alti funzionari siriani, tra cui il consigliere economico del presidente, Nibras al-Fadil, che ben presto si scopre fare il doppio gioco per conto della Total e del boss anglo-siriano della Petrofac, Ayman Asfari. Scoperto l’inganno, al-Assad sanziona la Total e la estromette dal bando, provocando l’ira di Chirac.

Il presidente francese si ritrova di fronte a una delusione simile in Libano. A nome della Francia, negozia con un suo stretto amico – il primo ministro Rafiq Hariri – il diritto di sondare le acque territoriali libanesi in cerca di petrolio. L’operazione è gestita da due responsabili delle forze di pace siriane, il direttore dell’intelligence Ghazi Kanaan e il vicepresidente Abdel Halim Khaddam. Chirac invia una nave della Marina francese per effettuare le prospezioni, ma il presidente libanese Émile Lahoud ne viene informato e convoca così l’ambasciatore di Francia per comunicare che gli accordi personali con Hariri non impegnano l’intero paese e che la nave da guerra francese è tenuta ad andarsene.

In risposta al richiamo all’ordine, Chirac evita di parlare con i presidenti di Siria e Libano.

Jacques Chirac, che aveva appoggiato gli Stati Uniti per gli attentati dell’11 settembre 2001, teme d’essere stato ingannato dopo aver letto il mio libro L’incredibile menzogna [1]. Ordina quindi alla DGSE (Direction Générale de la Sécurité Extérieur) di verificarne la tesi. Dopo la mobilitazione di centinaia di funzionari e diverse ambasciate, l’agenzia di intelligence gli comunica di non poter confermare le tesi sostenute nel libro, precisando che comunque tutti gli elementi che potevano essere verificati, tranne una citazione, sono esatti. Chirac, che ben conosceva Saddam Hussein, riscontra in tutto ciò la conferma del fatto che la Francia non dovesse sostenere l’attacco anglosassone in Medio Oriente.

Il ministro degli Esteri francese, Dominique de Villepin, tiene testa al segretario di Stato Colin Powell. Vola di corsa a New York dimenticandosi sulla propria scrivania parigina il dossier che la DGSE gli ha preparato. Comunque sia, il suo discorso improvvisato il 14 febbraio 2003 suscita un plauso senza precedenti da parte dei membri del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la rabbia di Washington. Si trattiene dal criticare le gigantesche bugie di Powell – dall’appoggio del presidente Hussein ad Al Qaida al programma per le armi di distruzione di massa – ma sottolinea che non c’è nulla che potesse giustificare quella guerra.

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Discepolo del filosofo Leo Strauss, nonché storico ufficiale delle forze armate israeliane, Edward Luttwak con il suo libro “Tecnica del colpo di Stato” fu l’ispiratore di quello invisibile dell’11 settembre.

Il presidente George W. Bush onora con la sua presenza il vertice G8 di Évian solamente per poche ore. Mentre negli Stati Uniti divampa una campagna antifrancese, il consigliere del Pentagono – ispirazione per il colpo di Stato dell’11 settembre – Edward Luttwak, minaccia pubblicamente il presidente Chirac sul notiziario di France 2, affermando senza mezzi termini: “Chirac deve pagarla cara a Washington! Deve pagare un conto salatissimo. E, a Washington, si è naturalmente deciso di fargliela pagare. Sulla scena diplomatica Chirac ha voluto mangiare e abbuffarsi a spese degli Stati Uniti e, ovviamente, la pagherà”.

In preda al panico, Jacques Chirac cambia bandiera e si schiera a favore di tutte le iniziative statunitensi, arrivando persino a mettere a disposizione la propria ambasciatrice a Tbilisi, Salome Zurabishvili, come ministro degli Esteri della Georgia durante la “Rivoluzione delle Rose” (dicembre 2003), e a prendere parte al rapimento del presidente di Haiti, Jean-Bertrand Aristide, facendolo sequestrare nella Repubblica centrafricana (marzo 2004) [2].

Seguendo la stessa linea di condotta, Chirac e il suo amico miliardario Rafiq Hariri stilano la Risoluzione 1559 per esigere il ritiro dal Libano delle forze di pace siriane e il disarmo di tutte le milizie libanesi, tra cui Hezbollah e i gruppi palestinesi. A differenza di altre milizie, al servizio di un capo feudale o sovvenzionate da uno Stato straniero, Hezbollah è una rete di resistenza contro il colonialismo israeliano, ispirata alla rivoluzione iraniana e armata dalla Siria. Tale risoluzione si rivela inapplicabile, a meno che non si desiderasse aprire il territorio libanese all’esercito israeliano. Inoltre, Chirac decide di boicottare l’omologo libanese Émile Lahoud, che non è neppure invitato al Vertice della Francofonia.

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Il miliardario saudita-libanese Rafiq Hariri ha generosamente finanziato tutte le campagne elettorali di Jacques Chirac, a partire dall’elezione a sindaco di Parigi.

Il 14 febbraio Hariri, che all’epoca non è più primo ministro, viene assassinato presumibilmente per mezzo di una carica esplosiva piazzata all’interno di un furgone [3].

Jacques Chirac si precipita a Beirut, ma non per partecipare al funerale, né per incontrare qualche funzionario. Trascorre infatti un giorno intero in compagnia degli avvocati del defunto per firmare documenti commerciali privati. Torna poi a Parigi mentre la “Rivoluzione dei Cedri” libanese è in pieno svolgimento, sotto la discreta supervisione degli uomini di Gene Sharp, gli agitatori serbi di Washington.

Jacques Chirac, facilmente influenzabile, condivide la posizione certa secondo cui Bashar al-Assad ed Émile Lahoud abbiano pianificato l’omicidio dell’amico e socio d’affari Rafiq Hariri. Di conseguenza appoggia la Commissione delle Nazioni Unite, incaricata di indagare sul crimine al posto della magistratura libanese. Per diversi anni seguono accuse mosse dall’ONU, l’ostracismo mondiale verso Bashar al-Assad e l’arresto dei quattro generali più vicini al presidente Émile Lahoud. Viene creato un “tribunale” internazionale sotto l’egida del segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon – senza l’approvazione del Parlamento libanese – per giudicare i due presidenti “assassini”.

Le ossessioni di Jacques Chirac non inficiano però la cooperazione franco-siriana. Dal 2003 fino all’interruzione delle relazioni diplomatiche nel 2012, i servizi siriani continuano a tenere informati i loro omologhi d’Oltralpe in merito ai giovani francesi che vogliono partire per l’Iraq o che già vi combattono contro l’occupazione americana. Se, per caso, questi entrano in Siria vengono arrestati e rimpatriati in Francia, con discrezione e su aerei militari. La cooperazione permette alla Francia di mantenere l’ordine pubblico e di evitare eventuali attentati entro i propri confini. Tra i jihadisti estradati dalla Siria compaiono Boubaker el Hakim (assassino del leader tunisino Chokri Belaid) e Sabri Essid (fratellastro di Mohammed Merah, che in seguito diventerà un boia dell’ISIS). Tuttavia, la Francia non si limiterà a interrompere il rapporto durante la “Primavera araba”, ma libererà gli imputati in virtù dell’alleanza con i Fratelli musulmani.

Il governo di Jacques Chirac si interrompe il 2 settembre 2005, dopo che il presidente ha riportato una grave lesione cerebrale; non sarebbe più in grado di gestire la carica anche se, in apparenza, continua a ricoprirla. Per due anni il suo governo si divide tra i gollisti della cerchia del premier Dominique de Villepin e gli atlantisti dell’entourage del ministro degli Interni Nicolas Sarkozy.

In occasione dell’attacco israeliano al Libano nell’estate del 2006, Villepin appoggia Hezbollah, che Chirac aveva chiesto di disarmare. Una volta giunto al termine il suo mandato, senza preoccuparsi dei guai giudiziari cui può andare incontro, Chirac si trasferisce in un lussuoso appartamento messogli a disposizione – per la sua vecchiaia da pensionato – dalla famiglia Hariri. Gli succede Sarkozy, con l’appoggio della signora Chirac.

NICOLAS SARKOZY, “L’AMERICANO”

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Figlio di uno dei cinque fondatori della CIA, l’ambasciatore Frank G. Wisner ha cresciuto il figliastro adolescente, Nicolas Sarkozy, a New York e poi l’ha introdotto alla CIA, che ne ha favorito l’elezione alla presidenza francese.

Nicolas Sarkozy viene eletto presidente della Repubblica francese nel maggio 2007, ma non per il suo programma: i francesi lo considerano l’uomo in grado di rilanciare un paese dormiente e bloccato, ignorando però che è cresciuto a New York, fino all’adolescenza, con la terza moglie del padre. Christine de Ganay allora si era risposata con l’ambasciatore Frank G. Wisner, figlio del fondatore dei servizi segreti promossi da CIA/NATO, l’organizzazione Gladio. È così che, da allora, Sarkozy è sponsorizzato da Washington perché diventi presidente della Repubblica francese [4].

A differenza di Jacques Chirac, che nel 2003 si era dimostrato un audace gollista prima di trasformarsi in un pragmatico affarista, Washington considera Nicolas Sarkozy un suo agente. E viene subito ascritto ai piani statunitensi.

Quando è ancora ministro degli Interni, Nicolas Sarkozy prende contatti con Abdullah Senussi, capo dell’intelligence interna libica e cognato di Muammar Gheddafi. Senussi era stato condannato in contumacia in Francia per il ruolo che aveva svolto nell’attentato contro il volo UTA 772 che aveva causato 170 vittime nel 1989, durante la guerra del Ciad. La Libia si offre di finanziare la campagna elettorale di Sarkozy in cambio della promessa di un’amnistia o della fine delle indagini. Un ministro delegato e uomo di fiducia di Sarkozy, Brice Hortefeux, tratta il prezzo con il colonnello Gheddafi. Alla fine, a detta dell’alto funzionario libico che ha sovrinteso la transazione, l’uomo d’affari franco-libanese Ziad Takieddine porta a Parigi 57 milioni di euro.

Nel corso della campagna elettorale, la Libia nota che anche la candidata socialista Ségolène Royal potrebbe vincere. Senussi contatta quindi l’ex ministro socialista degli Esteri, Roland Dumas, che, sempre secondo la stessa fonte, ritira a Tripoli 25 milioni di euro, circa la metà della somma offerta al suo concorrente.

La legge francese vieta che le campagne elettorali siano finanziate da Stati esteri. Peraltro, il costo di tali campagne non raggiunge mai simili cifre. Sarkozy e la Royal non possono promettere di far cessare le indagini giudiziarie, se non ignorando la giustizia e la sua indipendenza. Possono però optare per un’amnistia, ma non negoziarla per questioni personali. Roland Dumas lo sa molto bene, essendo stato presidente del Consiglio costituzionale (1995-2000), con il compito di garantire il corretto svolgimento delle elezioni. La giustizia francese in seguito avvierà indagini sugli illeciti di Sarkozy, ma non su quelli della Royal [5].

Gli affari tra Gheddafi e Sarkozy proseguono anche dopo l’avvento di quest’ultimo all’Eliseo. La première dame Cécilia Sarkozy ha il compito di porre fine al processo delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese detenuti da otto anni. Nel 1999, nell’ospedale di Bengasi sono stati infettati con il retrovirus dell’AIDS oltre 400 bambini. Gli islamisti accusano Muammar Gheddafi di trascurare la città di Bengasi e di aver ordito un complotto per uccidervi i bambini residenti. Il procuratore locale, per scagionarlo, preferisce accusare gli operatori medici stranieri, ai quali sarà estorta una confessione con brutali torture.

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Quando era procuratore, Robert Mueller accusò la Libia di essere responsabile dell’attentato di Lockerbie. In seguito, la giustizia scozzese stabilì che Mueller si era basato su una prova falsa, piazzata sul luogo della catastrofe da un agente della CIA.

Tuttavia la Bulgaria, che da poco ha aderito all’Unione Europea, sollecita la Commissione di Bruxelles affinché negozi con Tripoli il rilascio dei suoi cittadini. La Libia si ritrova ad affrontare gli stessi funzionari che l’avevano accusata di aver fatto esplodere il volo Pan Am 103 sopra a Lockerbie (Scozia), provocando 270 morti, nel 1988. Anche se Muammar Gheddafi ha sempre negato di essere coinvolto, la Libia accetta di risarcire le famiglie delle vittime con 2,7 miliardi di dollari, per risolvere così l’ultimo contenzioso che la mette in contrasto con l’Occidente. Ben sapendo di dover scendere a patti con le fantasie degli islamisti, Gheddafi decide di sfruttare l’infezione nosocomiale per recuperare ciò che è stato ingiustamente costretto a pagare per Lockerbie. Chiede quindi la restituzione di quel denaro in cambio del ritiro delle sue forze da alcuni Stati africani e del rilascio delle infermiere e del medico. Alla fine, gli Stati Uniti versano la somma al Qatar, che la restituisce alla Libia sotto il controllo dell’Unione Europea. Il ministro della Giustizia, il Fratello musulmano Mustafa Abdel Gelil, che aveva coperto le torture durante il suo mandato da presidente della Corte d’Appello di Tripoli, incontra allora gli emissari del presidente Sarkozy. Sempre a detta dell’alto funzionario libico, Cécilia riceve una gratifica “proporzionale” da parte della Libia (2,7 milioni di dollari). Nicolas Sarkozy le dona il denaro in fase di divorzio, una somma con la quale lei e il nuovo marito potranno aprire una società di pubbliche relazioni in Qatar. La Bulgaria gioisce per la liberazione dei propri cittadini, pur aggrottando le sopracciglia sulla modalità di conclusione dell’accordo.

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Dopo aver sposato il futuro animatore di punta televisivo Jacques Martin e, in seguito, il futuro presidente della repubblica Nicolas Sarkozy, Cécilia Ciganer si è risposata con il lobbysta e regista dei Forum di Davos, Richard Attias.

Ormai “rispettabile”, Gheddafi intraprende un tour in Europa e si trattiene cinque giorni in Francia. Suscita scandalo installando la propria tenda nei giardini dell’Hotel Marigny, residenza degli ospiti di Stato, ma soprattutto dichiara a France 24 che la Libia è un paese più democratico della Francia. La provocazione non è così insensata, come scopriremo in seguito. Infatti, la Francia non è più una democrazia, dato che né il popolo né i suoi rappresentanti vengono effettivamente consultati per molte decisioni, in particolare in materia di politica estera e difesa. La Libia, invece, è una democrazia diretta ispirata alle esperienze degli utopisti francesi del XIX secolo. Anche questo sistema, però, è un inganno: la società libica, infatti, si basa sull’appartenenza tribale e quindi le opinioni personali hanno relativamente poco peso. Del resto, questa è la realtà sociale che permette a Gheddafi di esercitare la funzione di capo di Stato, che ufficialmente non esiste. La grande differenza tra i due paesi è un’altra: negoziando con gli Stati Uniti, la Libia fa cessare ogni forma di ingerenza nei paesi vicini, mentre la Francia vìola allegramente la Carta delle Nazioni Unite, in particolare in Africa e presto anche in Medio Oriente. Ma, soprattutto, Gheddafi ha proclamato l’emancipazione di ogni uomo e ha messo fine alla schiavitù, mentre la Francia – che non la pratica più sul suo territorio dal 1848 – non ha alcun problema ad allearsi con stati schiavisti come Arabia Saudita e Qatar.

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Avendo riallacciato i rapporti con gli Stati Uniti ed essendosi piegato a tutte le esigenze del presidente Bush, l’ex rivoluzionario Muammar Gheddafi è diventato rispettabile.

La prima iniziativa del presidente Sarkozy nei confronti della Siria è quella di organizzare, nel marzo 2008, la fuga del principale falso testimone del caso Hariri, Mohammed Zuhair as-Siddiq, al quale fornisce un falso passaporto ceco [6]. Naturalmente crolla l’accusa di omicidio mossa a Émile Lahoud e Bashar al-Assad, ma rimane il mistero sull’organizzatore di tale farsa. Come se nulla fosse, Sarkozy si reca in visita ufficiale a Damasco per rilanciare i rapporti tra i due paesi e assicurarsi che la Siria non si intrometta più nella vita politica libanese.

A maggio il primo ministro libanese e agente dei servizi segreti giordani, Fouad Siniora, apre un conflitto con Hezbollah cercando di neutralizzare il ponte aereo tra l’Iran e la Resistenza e il suo sistema di comunicazione interno, di modo che Stati Uniti e Arabia Saudita possano prendere il controllo del paese e attaccare la Siria. Ma è Hezbollah ad attaccare. Nel giro di poche ore crolla il sistema di sicurezza di Siniora, che è costretto a battere in ritirata.

A Doha vengono avviati alcuni negoziati di pace. Qatar e Francia impongono un nuovo presidente in Libano, che è sprovvisto di un capo dalla fine del mandato di Émile Lahoud, quindi da sei mesi. Parigi sceglie il capo di Stato maggiore, il generale Michel Suleiman, uomo facilmente manipolabile: costui, infatti, aveva fatto – per sé e la sua famiglia – carte false per acquisire la doppia cittadinanza francese. La nomina a presidente del Libano gli lascia sospesa sopra la testa, come una spada di Damocle, la causa già pendente. Preoccupato dalla possibile reazione siriana, il Qatar regala al presidente al-Assad – che nulla aveva chiesto – un aereo e auto ufficiali.

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Michel Suleiman (in alto a sinistra) giura di difendere “l’indipendenza” del Libano, sotto lo sguardo benevolo dell’emiro del Qatar (in alto a destra), che presiede la cerimonia, e del ministro francese degli Esteri, che l’ha messa in scena.

L’emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa al-Thani, giunge in Libano per insediare il “presidente” Suleiman al posto del predecessore Émile Lahoud, che non viene nemmeno invitato alla cerimonia. Nel corso dell’evento, all’Assemblea nazionale il ministro degli Esteri francese Bernard Kouchner non siede tra il pubblico, bensì tra i seggi del governo libanese. Si mostra irritato quando l’ex presidente dell’Assemblea sottolinea che l’articolo 49 della Costituzione vieta a un capo di Stato maggiore di diventare presidente meno di due anni dopo aver lasciato l’esercito. Senza neanche modificare il testo costituzionale – violando così la Costituzione –, i parlamentari eleggono presidente Michel Suleiman.

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Nel 2008 la Francia riteneva che Bashar al-Assad, il capo di Stato più popolare nel mondo arabo, sarebbe stato l’uomo giusto per rimpiazzare l’influenza francese nel Mediterraneo.

Nel luglio 2008 Nicolas Sarkozy lancia l’Unione per il Mediterraneo, una vasta operazione volta sia a competere con i partner europei, sia a reintegrare Israele nell’intesa delle nazioni della regione. Ad assistere alla sfilata sugli Champs-Élysées del 14 luglio vengono invitati sia Bashar al-Assad, sia il suo omologo israeliano, Shimon Peres, anche se i due si tengono relativamente alla larga. Per l’occasione, comunque, il Libano e la Siria riescono a restaurare alcune relazioni diplomatiche (non avveniva dal 1943, anno del distacco dalla Francia). L’Unione per il Mediterraneo si rivela comunque un fallimento, per gli stessi motivi per cui era fallito il processo di Barcellona avviato dall’Unione Europea nel 1995: non è possibile riunire tutti gli attori della zona finché non si risolve il conflitto israeliano.

Sarkozy si reca una seconda volta in visita ufficiale in Siria nel gennaio 2009. Contattato dall’amministrazione Obama, il presidente francese si astiene dal prendere qualsiasi decisione. Si tratta semplicemente di un viaggio di ricognizione.

(Segue…)

Traduzione
Alice Zanzottera
Rachele Marmetti
Giornale di bordo

La traduzione italiana del libro è disponibile in versione cartacea.

[1] L’Incredibile menzogna. Nessun aereo è caduto sul Pentagono, Thierry Meyssan, prefazione di Sandro Veronesi, Fandango editore, 2002.

[2] « Coup d’État en Haïti », « Paris relâche le président haïtien », par Thierry Meyssan, Réseau Voltaire, 1er et 16 mars 2004.

[3] “Rivelazioni sull’assassinio di Rafiq Hariri”, di Thierry Meyssan, Оdnako (Russia) , Rete Voltaire, 29 novembre 2010.

[4] “Operazione Sarkozy : come la CIA ha piazzato uno dei suoi agenti alla presidenza della Repubblica francese”, di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 21 agosto 2008.

[5] Deposizione dell’autore al giudice Tournaire, 24 marzo 2018. Avec les compliments du Guide. Sarkozy-Kadhafi - l’histoire secrète, Fabrice Arfi et Karl Laske, Fayard (2017).

[6] “Sarkozy ha organizzato la fuga di Mohammed Zuhair As-Siddiq”, Rete Voltaire, 18 aprile 2010.