A gennaio 2002 il responsabile statunitense per l’Asia del sud del Wall Street Journal, Daniel Pearl, fu rapito in Pakistan. Stava svolgendo un’inchiesta sui presunti legami di Richard Reid (chiamato the shoe bomber) con Al Qaeda. Venne ucciso dai rapitori, che rivendicarono l’azione per conto del Movimento Nazionale per la Restaurazione della Sovranità del Pakistan.

Il generale Ijaz Ahmed Shah, all’epoca capo dell’intelligence pakistana e ora ministro dell’Interno, dichiarò che il capo di questo gruppuscolo, Ahmed Omar Saeed Sheikh, aveva confessato il delitto e si era costituito alla giustizia a casa propria. L’accusato fu condannato a morte, ma un secondo tribunale commutò la sentenza in ergastolo.

Khalid Sheikh Mohammed, che gli Stati Uniti avevano prelevato ed esfiltrato a Guantanamo, confessò di aver personalmente decapitato Daniel Pearl. Fu sottoposto a ogni genere di tortura, incluse 183 simulazioni di annegamento. Anche i suoi due figli di sei e otto anni furono torturati. Confessò 31 crimini, tra cui la decapitazione di Pearl, ma non fu in grado di fornire la benché minima indicazione sulle circostanze in cui i delitti furono commessi.

L’ex presidente del Pakistan, Pervez Musharraf, oggi in esilio negli Emirati Arabi Uniti, scrisse nelle sue memorie che Ahmed Omar Saeed Sheikh era un agente dell’MI6 britannico; ipotizzò inoltre che facesse il doppio gioco per conto dei servizi segreti del Pakistan (ISI) e che potrebbe aver partecipato alla guerra di Bosnia-Erzegovina.

Il 2 aprile 2020 l’Alta Corte del Pakistan ha commutato la condanna di Ahmed Omar Saeed Sheikh in sette anni di carcere. Siccome ne ha già scontati 18, dovrebbe essere rilasciato a breve.

Allievo brillante della London School of Economics, Ahmed Omar Saeed Sheikh pratica arti marziali, gioca a scacchi e parla cinque lingue. Nel 1994 partecipò al rapimento di turisti californiani in India, rivendicandolo come atto per l’indipendenza del Kashmir. Fu imprigionato e rilasciato nel 1999, nell’ambito di uno scambio degli ostaggi del volo Indian Airlines 814. Secondo il Washington Post, Ahmed Omar Saeed Sheikh era un agente dei servizi segreti del Pakistan, che lo sostennero economicamente durante la detenzione in India. Secondo la CNN fu lui a trasferire 100 mila dollari a Mohamed Atta, che l’FBI accusò di aver dirottato uno degli aerei dell’11 Settembre, ma il cui nome non figurava sulla lista dei passeggeri.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo