Il 7 novembre scorso, in una conferenza stampa con l’omologo ungherese Viktor Orbán, il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha dichiarato che la Turchia avrebbe continuato ad accogliere migranti ma che, se cesserà l’aiuto finanziario dell’Unione Europea, «aprirà le porte».

Per accogliere i migranti e sbarrar loro la strada verso l’Europa, l’Unione si era impegnata a versare ogni anno alla Turchia due miliardi di euro. Il denaro, di cui non si conosceva la provenienza e che non compariva nel bilancio ufficiale dell’Unione, è stato versato dal 2016 ed è stato in realtà utilizzato per finanziare la guerra contro la Siria. Al termine del conflitto l’Unione Europea ha cessato i versamenti.

Il giorno successivo alla dichiarazione del presidente, il ministro turco dell’Interno, Süleiman Soylu, ha annunciato che da lunedì 11 novembre 2019 la Turchia avrebbe cominciato a espellere gli jihadisti europei di Daesh prigionieri in Turchia (foto).

Per il diritto internazionale, la Turchia ha facoltà di rispedire, via nave o con volo di linea, i prigionieri stranieri nei loro Paesi d’origine. Dopo lo sbarco sul proprio territorio, gli Stati destinatari non possono più respingerli. Gli Stati europei possono però premunirsi verificando i passaporti dei passeggeri sugli aerei, per impedire a eventuali jihadisti di lasciare la carlinga. La responsabilità dei passeggeri cui sia stato impedito lo sbarco rimane a carico delle compagnie di trasporto, che li dovrebbero riportare nel Paese donde sono partiti, ammesso che quest’ultimo glielo permetta.

Ci sono circa 1.200 prigionieri europei detenuti in Turchia. Altri 80 mila jihadisti –di Daesh, ma soprattutto di Al Qaeda – aspettano di conoscere la propria sorte nel governatorato siriano di Idlib, protetti dall’esercito turco e sfamati da “ONG” francesi e tedesche. Se l’Unione Europea cederà al ricatto, altri protagonisti della guerra contro la Siria potrebbero seguire l’esempio turco. Già ora mercenari kurdi del PKK-YPG stanno studiando il modo di trarre profitto dai loro prigionieri di Daesh.

Per quattro anni Turchia e Unione Europea hanno segretamente sostenuto Daesh nella comune lotta alla Repubblica Araba Siriana. Ma, come accade alla fine di ogni guerra, ciascun alleato tenta di riversare sugli altri la propria responsabilità in operazioni inconfessabili. L’Unione Europea ha condannato il recente intervento turco contro i terroristi del PKK-YPG nel nord della Siria.

Traduzione
Rachele Marmetti
Giornale di bordo